Presunto studio di registrazione pretende pagamenti in nero, pur non portando a termine i lavori – L’inchiesta

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La cantante di un noto gruppo musicale decide di registrare nuovamente la voce di un brano di una sua canzone. La voce era stata registrata inizialmente in maniera amatoriale all’interno di un’abitazione, utilizzando comunque strumentazione di tipo professionale. Al suo gruppo propone, per conoscenza, l’Iperuranio Studio situato a pochi passi dalla metro A Giulio Agricola di Roma.

Il gruppo musicale, decide quindi di rivolgersi a tale , con il quale la cantante aveva già prodotto un brano precedentemente.
Fu in questo momento che il gruppo, recatosi presso lo studio Iperuranio, incontra Dj Fratta.
Venne richiesto al Dj la registrazione del brano ed il completamento dell’opera con il reinserimento della nuova voce sulla base musicale.
Dopo ben quattro giorni dalla registrazione, il Dj invia una nuova bozza, ponendo alcune domande specifiche sul montaggio della parte audio.

La risposta arrivò con tre settimane di ritardo, a causa di alcuni problemi del produttore principale della base. Tali problemi gli sono stati riferiti subito dopo la sua mail di richiesta avvisandolo dell’attesa.

L’inchiesta

Una volta ricevuta risposta sulle correzioni da fare per la sua bozza, il giovane ventenne, nonostante avesse chiesto e preteso 50 euro in nero dal gruppo, si è anche rifiutato di apportare tali correzioni, prevedendo ore di lavoro irrisorie e chiedendo altri 100€ per terminare il mashup del brano musicale. Il gruppo giustamente si rifiuta di pagare altri soldi per un lavoro che doveva, per accordi oralmente presi e per principio, essere terminato senza ulteriori spese. Il ventenne ha reagito bloccando su WhatsApp e Facebook i membri del complesso. Successivamente tramite un contenzioso giudiziario, avviato dal Responsabile del gruppo, il presunto dj è stato costretto a consegnare la voce bianca della traccia musicale senza mashup.

L’inchiesta è stata condotta dalla nostra redazione in difesa degli artisti, i quali infine si sono affidati ad uno dei tecnici audio esperti di Radio Artista per completare il montaggio del brano.
E’ normale che un giovane di 20 anni che lavora in un garage sperduto nei vicoli di Roma, si faccia pagare in nero spacciandosi per “studio di registrazione”? Quanti altri artisti dovranno essere ingannati da tale individuo?
Raccomandiamo una salda riflessione a tutti i nostri lettori, soprattutto agli artisti che devono prestare attenzione a tali possibili attività abusive come questa, altresì del tutto evasiva dal punto di vista fiscale.

 

La redazione


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