Il cappello… e’ troppo limitato il concetto di accessorio per questo elemento che orna la testa. Protegge dal freddo o dai raggi del sole…
La definizione cappello deriva da cappellus che e’ un diminutivo di cappa, cioe’ un oggetto che ripara la testa.
Il cappello e’ un oggetto molto utilizzato nel mondo della moda.
E’ uno strumento che crea seduzione e muta l’aspetto del volto delle persone.
E’ un forte elemento di comunicazione.
Può essere sportivo, elegante, a larghe tese, a bombetta, a baschetto, a cloche.
Ogni epoca rivela un tipo di cappello, diverso per foggia.
Il cappello e’ il protagonista del costume.
Nel corso dei secoli ogni popolo lo indossa in forme diverse.
Il cappello parte dalla preistoria, quando la moda non esisteva.
Il più antico e’ il feltro di lana, ricavato dalle pelli di capre, pecore, montoni.
Gli antichi Egizi e soprattutto il faraone ricopre la parrucca con un berretto rosso o bianco.
I Greci utilizzano un cappello simile a una pigna il “galerus” con dei legacci da legare sotto il mento.
I Romani utilizzano il lembo della toga per coprire il capo, poiche’ e’ ritenuto poco virile portare il cappello.
In Persia si utilizza il turbante.
Nel Medioevo i berretti hanno fogge di tessuto diverse. Nastrini colorati ornano i cappelli intrecciati e con fiori, e gli uomini portano un grande cappuccio.
Nel corso dei secoli la funzione del cappello diventa sempre più legata al ceto sociale e al costume dell’epoca.
Nel 1500 viene considerato un segno di distinzione e nel 1700 diventa grande con tese molto larghe e pomposo.
Il tricorno ne e’ un esempio, poiche’ si indossano grandi parrucche incipriate e il cappello si adegua alla grandezza della testa.
Poi nell’800 l’uso del cappello per la donna si espande in molteplici forme.
Viene indossato praticamente sempre, in ogni occasione della giornata, cappellini piccoli portati su acconciature alte.
L’uomo indossa il cilindro che dà un senso di autorevolezza e distinzione.
Nel periodo di Giuseppe Mazzini, denota perfino una appartenenza politica diventando a larghe tese e scuro.
Nel ‘900 si porta la bombetta, la paglietta, la cloche degli anni ’30, e il floscio.
Ritroviamo ad esempio, nei quadri degli impressionisti, la famosa paglietta.
L’industria dei cappelli in Italia si sviluppa soprattutto a Monza ed esporta in tutto il mondo a meta’ Ottocento.
Un altro cappello molto rinomato ed esportato in tutto il mondo e’ il Borsalino, che viene prodotto ad Alessandria.
Chanel da umile modista, ai suoi inizi di carriera lo propone e lo trasforma.
Cambia la moda della donna con i pantaloni ed il cappello.
La funzione del cappello e’ quasi più potente rispetto alla funzione dell’abito nel corso dei secoli.
Nel ‘900 diventa estroso, creativo, colorato e bizzarro, in mille forme.
Nel 1929 il feltro spopola e l’immagine di Humprey Bogart colpisce l’attenzione con il suo cappello portato sugli occhi.
Marlon Brando indossa un berretto rigido con visiera nei suoi film.
Nel periodo difficile della guerra le modiste creano cappelli femminili.
Creano cappellini con fiori, piume e paillettes, in velluto, con mazzetti di fiori applicati, feltri e scozzesi.
Negli anni ’20 e ’30 la cloche imperversa e rende molto femminile il viso delle donne.
Nel ’40 cappellini con veletta e retine velano misteriosamente il viso delle donne.
Negli anni ’60 e ’70 il cappello diventa più grande con le pettinature cotonate.
Ai giorni nostri compaiono cappellini unisex con visiera, coppolette, berretti, cappelli larghi con le tese, borsalino.
Lo hanno celebrato modiste (italiane e fiorentine) del passato e del presente.
Lo hanno esaltato stilisti come Christian Dior, Chanel, Yves Saint Laurent, John Rocha, Givenchy, Gianfranco Ferrè, Prada.
Cappellai estrosi inglesi come Philip Treacy e Stephen Jones, Caroline Rebours, Claude Saint Cyr, Paulette, hanno lasciato una impronta veramente notevole con le loro creazioni.
Il cappello e’…favoloso come la sua storia.



