
Il circo, ridimensionato in epoca augustea per la costruzione del Teatro di Marcello, divenne una piazza monumentale ricca di templi e di edifici pubblici come il Portico d’Ottavia tra i cui resti venne inserita la chiesa di Sant’Angelo in Pescheria e l’animato mercato dei pescivendoli. Non a caso lo stemma del rione consisteva in un angelo in campo rosso con la spada nella mano destra e la bilancia nell’altra. Più che alla giustizia però ci si riferiva al più prosaico taglio e pesatura del pesce. Nel medioevo la zona si popolò di commercianti e attività produttive come quelle dei calcarari, calderai, cardatori, ed ancora berrettari, cappellari, conciatori e droghieri per non parlare dei mercanti del pesce a cui in sostanza era dedicato il rione.
La comunità ebraica di Roma che abitava la zona del Trastevere si trasferì su questa sponda del fiume e nel 1555, per volontà di Papa Paolo IV che emanò la bolla “Cum nimis Absurdum”, venne istituito il Ghetto. Da questo momento in poi con una serie di divieti e restrizioni gli ebrei dovettero risiedere all’interno di quest’area fortemente insalubre e malsana fino al 1870. Con l’avvento del Regno d’Italia e le bonifiche umbertine il Ghetto fu demolito e gli ebrei tornarono a far parte della comunità urbana di Roma.
Ancor oggi il quartiere ebraico ha un carattere assai personale ed un fascino inequivocabile, luogo di memoria, storia e tradizione.


