Abusi sessuali, diventano sempre di più.
In questo periodo i media non fanno altro che occuparsi dei problemi della Raggi, e delle decisioni di Trump. Ma nel globo non sta accadendo solo questo – oltre alle guerre – perché pochi giorni fa è stata chiusa un’inchiesta “eroica” contro la Chiesa. Precisamente contro la Chiesa australiana, dunque grazie all’indagine della Royal Commission, sono stati riportati alla luce numerosi casi di pedofilia. Accuse di abusi sessuali che ancora una volta accusano sacerdoti e vari ecclesiastici, e mettono in cattiva luce la Chiesa.
I numeri
Quest’indagine condotta dalla Royal Commission, va avanti dal 1950. Vi sono dati a dir poco “scandalosi” ma soprattutto vergognosi. Basta pensare, che nel lontano 1950 il 7% dei sacerdoti ha commesso atti di pedofilia su bambini e bambine. Ma il vero scandalo, che esalta l’indagine sulla Chiesa australiana, è che dal 1980 al 2015 vi sono stati 4.444 casi di pedofilia ecclesiastica in oltre 1.000 strutture della Chiesa cattolica. L’età media delle vittime era di dieci anni e mezzo, sia bambini ché bambine. I responsabili sono circa 1.900 ma ancora 500 sono senza “identità”.
Come accadde in America sedici anni fa, anche in Australia numerosi casi di abusi sessuali da parte di ecclesiastici sono stati insabbiati.
Il vaticano si scusa
Colin Fisher arcivescovo cattolico australiano, ha scritto una lettera, bollata dal vaticano. Nella suddetta lettera, Fisher esprime il suo senso di vergogna e chiede scusa alle tante vittime che non hanno ricevuto giustizia.

Continuano ad affiorare, sempre più casi di pedofilia ecclesiastica. Cari lettori, la pedofilia ecclesiastica va combattuta come quella laica. La legge è uguale per tutti – come è scritto all’interno dei nostri tribunali – dunque che la Chiesa si prenda le proprie responsabilità.


