La Rivelazione, ovvero il messaggio dell’Islam, consiste soprattutto nel “prospettare” agli esseri umani la missione che è stata loro assegnata nella Creazione, missione di salvezza della propria anima, missione di lotta contro le insidie maligne dell’Avversario della Specie umana ossia Satana, cosi come quella di ”presidiare” il pianeta dall’inquinamento e dai torti verso tutte le sue forme di vita.
Ma questo non avviene soltanto con gli atti del culto o con comportamenti che siano giusti e compassionevoli verso tutte le altre creature del pianeta.
C’è una attitudine messa poco in evidenza da una superficiale informazione sui musulmani (e sulle musulmane) ed è quanto l’aspirazione alla Trascendenza (quel che viene generalmente indicato come “spiritualità”) possa sfociare nella ricerca della conoscenza e nel saper cercare e – di conseguenza – esprimere la bellezza.
“Allah è Bellezza e ama ciò che è bello“. Queste parole del Profeta Muhammad, ci fanno capire, proprio perché provenienti dalla Fonte, come la Bellezza non sia solo un requisito ma piuttosto un percorso obbligato per i musulmani e le musulmane che siano impegnati nelle produzioni culturali. Pertanto non è contraddittorio affermare che, nell’Islam, esiste un’estetica, ovvero un’arte, una musicalità, una letteratura e un teatro e un cinema che si possano definire ispirati dall’islam.
Ma ci si può domandare a quali aspettative può rispondere un simile “canone” del Bello qualificabile come islamico?
Prima di tutto in opere che sappiano far ricordare il timore di Dio, ciò che viene definito nel linguaggio occidentale il senso del “Sacro” è questo proprio perché nell’era contemporanea, per il senso comune degli esseri umani “post-moderni” credere in Dio e nell’esistenza di un aldilà è classificato un residuale fenomeno obsoleto e ciò già costituisce una sfida molto seria ad un mondo avvolto nel consumismo dei marchi, che sfiorano una vera e propria idolatria.
Senza dubbio, un’arte che rigetta via ogni velleità di sfuggire all’attrazione mondana è un progetto ambizioso e in totale collisione con l’egemonia mondiale di una libertà senza limiti, che non esita a mettere un prezzo su qualsiasi “carne” di donne e bambini/e. Infatti la preoccupazione di artisti “islamici” non è quella di dover di esaltare o sublimare i sogni egocentrici dell’animo umano, lontano da ogni spiritualità e presenza a Dio e per Dio.
Dunque, in uno stadio più avanzato, a qualificare positivamente le espressioni artistiche, sono le consapevolezze del voler comunicare esperienze non confinabili in un materialismo nocivo e perfino perverso, e poi una sensibilità con la quale far evolvere gli animi attaccati ad un’immediatezza di facili divertimenti. Insomma occorre contrastare una cultura post modernista, che fa proprio delle debolezza dell’essere umano il suo trionfo.
Il concetto di Qualità
E tuttavia questo non deve comportare l’esclusione di grandi opere del passato come, per far un esempio, la contemplazione della natura appartenente a tutta l’umanità, sentimento assai comune di quel senso del “sacro” sopracitato. Cosi come ci sono opere create da artisti non musulmani che possono dare una sensazione di bellezza, di “buono”, di vitale, di “illuminante” In sintonia con la estrema varietà delle culture del mondo islamico. L’obiettivo non è ricavare un’idea universale di bellezza. Anzi il problema deve essere rovesciato: non chiedersi cosa sia bello o utile, piuttosto interrogarsi della qualità che
rende certe cose belle.
Dal Libano all’Iran, 130 opere di 13 paesi arabi-musulmani diversi hanno fatto registrare alle recenti aste Christie’s l’incasso record di 6 milioni di dollari.
Cosa ci attrae di una luna piena in un limpido cielo?
Della natura osserviamo regolarità, simmetrie, elementi armoniosi che arrivano a testimoniare un ordine superiore.
Cosi come c’è una musica o delle immagini, o parole che incitano alla distrazione, all’oblio di sé, c’è una sonorità, o quadri o poesie che emettono balsami.
E’ questo sforzo di rappresentare una tale armonia celeste che ha il potere di farci uscire dalle nostre banalità, di farci scalare, in verticale, dei gradi del nostro essere. Hegel diceva che l’obiettivo finale dell’arte era risvegliare l’anima. L’artecosì intesa non diventa fine a sé stessa ma, tramite percezioni e interiorizzazioni, una via di ritorno verso Dio che realizza l’Io, non l’Ego. È lo splendore di Dio in ogni cuore che dona alle opere ispirate dall’islam la loro bellezza e le rende capolavori senza tempo, universali. L’arte diviene un atto di fede, una manifestazione visibile dell’Unicità divina. L’artista attingendo così alla Fonte, trasformerà la sua materia in vibrazione della luce. Come dice il flautista “Aspirammo prima ad essere quella canna tagliata, in grado poi di saper diventare un flauto che mentre lascia passare il respiro, rigenera intorno armonia”