Il 27 ottobre è stata inaugurata a Roma, nella cornice di Palazzo Braschi, la mostra intitolata “Klimt. La secessione e l’Italia” che sarà fruibile fino al 27 marzo 2022. 14 sezioni, 200 opere di cui 49 autografe di Klimt provenienti dal Museo Belvedere e dalla Klimt Foundation di Vienna, oltre a prestiti di collezioni pubbliche e private, raccontano in un allestimento molto ben congeniato, il percorso artistico di Gustav Klimt e di altri artisti come Josef Hoffmann, Koloman Moser e Carl Moll che furono i protagonisti di quel particolare movimento artistico chiamato la Secessione Viennese.

Klimt e l’Italia
Mostra particolarmente importante ed originale perché per la prima volta si cerca di approfondire il rapporto di Klimt con l’Italia, attraverso i suoi viaggi nel nostro paese e la partecipazione dell’artista alla Biennale di Venezia per ben due volte, nel 1899 e nel 1910. Nel 1911 Klimt è a Roma, all’Esposizione Internazionale d’arte. Testimonianza dei suoi viaggi in Italia sono le numerose cartoline in mostra che inviava a familiari ed amici. Nel 1899 Klimt visita insieme all’amico Carl Moll il Nord d’Italia, in particolare Genova, Verona, Venezia. Nel 1903 è ancora a Venezia, per la prima volta si reca a Roma e a Ravenna che per lui sarà una folgorazione. L’oro e i mosaici bizantini saranno una costante del suo stile per buona parte della sua carriera. Visiterà anche Riva del Garda, un luogo del cuore che immortalerà in tre dipinti.
Il pittore della modernità
Gustav Klimt, il pittore ed artista assoluto che incarna la modernità in una Vienna fin de siècle ottocentesca protesa nel Novecento. Il pittore delle donne affascinanti, iconiche, sinuose e peccaminose. Sono figure femminili ornate da veli, spesso nude o incorniciate da sfondi dorati che le materializzano in ieratiche icone bizantine. Donne ammaliatrici per il loro mistero e la loro introspezione. È la Vienna di Freud, dell’inconscio, della sessualità nascosta e rivelata. Klimt è il protagonista nell’arte delle contraddizioni di un mondo a cavallo tra due secoli, emblema di un impero asburgico ormai in declino. Con i suoi compagni artisti, pittori, architetti e scultori sradicò con il movimento della Secessione Viennese molte certezze di un mondo borghese ed aprì una nuova via all’arte e alla vita.
Gli inizi
Gustav Klimt (Baumgarten, 14 luglio 1862- Vienna, 6 febbraio 1918) nacque in una famiglia di sette figli. Il padre era un orafo e la madre una donna colta ed aspirante cantante lirica costretta però ben presto ad occuparsi della numerosa famiglia. Nel solco della tradizione paterna i tre figli maschi rivelarono notevoli doti artistiche e Gustav, a soli quattordici anni vinse una borsa di studio per la Scuola di arti applicate e i suoi fratelli Ernst e Georg ne seguirono ben presto l’esempio mettendosi in luce. Gustav mostrando un grande talento decise poi di diventare pittore con una ulteriore borsa di studio.
La prima commissione importante
Insieme ai due fratelli, Klimt è chiamato nel 1886 a partecipare alla decorazione del nuovo Burgtheater di Vienna: ai tre pittori spetta la realizzazione del soffitto dei due scaloni con scene che descrivono la tradizione teatrale dall’antichità a Shakespeare. Nel 1890 arriva anche l’incarico per la decorazione del Kunsthistorisches Museum con le raffigurazioni dell’arte egizia, medievale e del Rinascimento italiano.
La Secessione
Nel 1892 muoiono il fratello Ernst e il padre. Lo stile di Klimt si avvicina al Simbolismo e si fa preponderante l’elemento ornamentale. Nel 1897 si tiene a Vienna l’Assemblea costituente della Secessione Viennese, un’associazione di 19 artisti che si staccarono dall’Accademia ufficiale per formare un gruppo autonomo nella sede del Palazzo della Secessione. Presidente viene nominato Gustav Klimt. Obiettivo era creare un’arte corrispondente alle esigenze della società contemporanea e allo stesso tempo educare il pubblico all’arte moderna per elevarne il gusto. In mostra è esposto il manifesto di Klimt per la prima esposizione che raffigura Teseo che sconfigge il Minotauro, un’esplicita metafora della lotta artistica della nuova generazione.

Giuditta I
Ed eccola Giuditta I. In una sala in penombra appare in tutta la sua maestosità il famoso dipinto del 1901 che raffigura l’eroina biblica. Giovane donna che usa le armi della seduzione per decapitare ferocemente il generale Oloferne che minaccia la sua città. Non possiamo che sederci ad ammirarla e a captarne il mistero. Ritagliata nel fondo dorato, adorna di elementi floreali che ricordano la sua terra, Giuditta è la donna fatale, vestita in abiti moderni, forse il prototipo della viennese contemporanea non piû costretta in busti e crinoline ma avvolta da veli e gioielli Déco. Il velo aperto lascia intravedere il seno, il volto è sognante, la bocca semiaperta, gli occhi socchiusi come in un sensuale abbandono erotico!

Le donne di Klimt
Molti sono i ritratti di donne in mostra. Ritratto di Signora con fondo rosso del 1897-98 è uno dei più intensi ritratti ispirati ai moduli del Post-impressionismo in cui il ruolo dell’abbigliamento risulta essenziale, come il fondo rosso che evidenzia il volto colto in un’espressione di stupore, quasi rapito dal pittore in un attimo di leggerezza della creatura femminile. Amiche I del 1907 è l’opera esposta all’Esposizione Internazionale d’arte di Roma del 1911. I colori scuri degli abiti delle due donne contrastano con i capelli fulvi e la pelle bianchissima. Sono due figure stilizzate e misteriose che potrebbero anche alludere ad un’amicizia particolare connotata da un aspetto erotico femminile caro a Klimt.
Le donne borghesi
Ritratto di signora in bianco del 1917-18 è incompiuto. I colori sono più tenui, l’espressione è volitiva, quasi beffarda nei confronti dello spettatore, come la posa quasi di sfida! Amalia Zuckerkandl del 1917-18, incompiuto, è il ritratto della moglie del chirurgo viennese Zuckerkandl. È una posa ieratica, simbolo di un potere borghese e di un ruolo rappresentato da questa donna conscia di una posizione sociale che si erge come una montagna sul suo trono borghese. Johanna Staude del 1917-18, incompiuto, rivela nel colore uno slancio verso l’Espressionismo e l’influenza di Egon Schiele. La donna era la modella preferita del pittore negli ultimi anni.
La sposa
Una sala della mostra è dedicata al dipinto denominato La sposa del 1917-18. È l’ultima composizione di Klimt, incompiuta, a cui stava lavorando quando fu colpito da un ictus. Il volto reclinato al centro è quello della sposa, il corpo è in parte nascosto dal gruppo di donne che unite tra loro sembrano fluttuare, alcune nude e alcune vestite, come esperienze erotiche di diversa natura. La figura a destra incompiuta potrebbe rappresentare invece la visione onirica che la sposa ha di se stessa.

Il fregio di Beethoven
Una sala è dedicata alla ricostruzione dell’ambiente nel Palazzo della Secessione del fregio su tre pareti dedicato all’ultimo movimento della Nona Sinfonia di Beethoven e realizzato nel 1902. Rappresenta la lotta dell’umanità contro le forze del male che sfocia nella conquista della felicità assoluta nel regno della poesia e delle arti. Molto interessanti le forme sinuose delle donne che si librano nello spazio con un andamento ritmico, musicale, sirene che conducono il cavaliere come fecero con Ulisse, alla ricerca della propria felicità o meglio identità.

La Secessione in Italia
Una bellissima sala della mostra è dedicata alla Secessione in Italia. Il movimento romano, nato nel 1912 sulla scia della Secessione Viennese era formato da un gruppo di artisti che contrastavano le ideologie consolidate del mondo dell’arte. Nella seconda mostra del 1914, Klimt inviò una tela. Molto interessanti le opere rappresentate dai nostri artisti italiani: Violette del 1913 di Enrico Lionne, L’arancio del 1914 di Arturo Noci, La preghiera del 1914 di Felice Casorati, La danzatrice del 1914 di Galileo Cini. Fino ai meravigliosi dipinti di Vittorio Zucchin del 1914 che con le sue atmosfere fiabesche e le sue principesse vestite di oro e tuniche floreali, mostra un debito nei confronti del maestro Gustav Klimt.
Il mistero di Ritratto di Signora
L’ultima sala della Mostra è dedicata al dipinto Ritratto di Signora del 1916-17, appartenente all’ultima fase della vita dell’artista e conservato a Piacenza alla Galleria Ricci Oddi. Un quadro che ha fatto storia perché protagoniasta di un misterioso furto il 22 febbraio 1997 e ritrovato casualmente in un sacchetto di plastica in un piccolo vano privo di serratura nel giardino del museo il 10 dicembre 2019! Un altro mistero è la genesi dell’opera. Nel 1996 una studentessa scoprì che l’opera era stata dipinta sopra un precedente ritratto raffigurante una donna nella stessa posizione ma vestita in modo diversa e adornata con un grande cappello.
La signora ci guarda
Sarà per queste ragioni che la giovane donna che si offre al nostro sguardo sembra lanciarci un quesito, una domanda a cui è difficile rispondere! Lo stile è espressionista, la pennellata è sciolta, la fantasia dell’abito è intuitiva. Sembra una creatura immersa in un giardino, forse lo stesso in cui è riapparsa dopo 22 anni di oblio e di mistero!

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