Le Mele d’Oro della XXVIII Edizione del Premio Marisa Bellisario, “Donne Ad Alta quota”, saranno ricevute oggi alle ore 11 al Quirinale per un incontro privato con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
“L’incontro con il Presidente della Repubblica è un onore – dichiara Lella Golfo, Presidente della Fondazione – e la testimonianza di una credibilità conquistata in 30 anni di impegno e duro lavoro. Anche quest’anno le Mele d’Oro rappresentano le migliori energie femminili del nostro Paese e sono felice di poterle presentare personalmente a un Presidente così attento e sensibile al contributo delle donne italiane. Quest’incontro è un riconoscimento importante per la Fondazione Bellisario ma soprattutto uno splendido segnale per le donne”.
A decretare le vincitrici, una Commissione plenaria presieduta da Lella Golfo, Antonio Catricalà e composta da autorevoli esponenti del mondo economico, istituzionale, culturale. Mele D’Oro 2016 sono state attribuite, per la sezione Imprenditoria a Sonia Bonfiglioli, Presidente e AD Bonfiglioli, Federica Lucisano, Amministratore Delegato Lucisano Media Group e Paola Artioli, AD Aso Siderurgica e Vicepresidente Federacciai; per il Management a Marinella Soldi, President & Managing Director Discovery Networks Southern Europe e Amministratore Delegato Discovery Italia, Francesca Nieddu, Direttore Customer Experience e CRM, Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo e Melissa Peretti, Amministratore Delegato American Express Italia; per le Istituzioni a Emanuela D’Alessandro, Consigliere Diplomatico del Presidente della Repubblica Italiana; per la sezione Informazione a Sarah Varetto, Direttore SkyTG24, Vice President News; per lo Spettacolo all’attrice Luisa Ranieri. Il Premio Internazionale va a Irina Bokova, Direttore Generale dell’UNESCO, mentre il Premio alla Carriera a Andree Ruth Shammah, Direttore e anima del Teatro Franco Parenti. Per la categoria “Germoglio d’oro” – la sezione riservata a giovani donne che si sono distinte per coraggio ed intraprendenza imprenditoriale – Letizia Gardoni, giovanissima imprenditrice agricola e Presidente Coldiretti Giovani Impresa e le giovanissime Project Leader di DiaMANTe (acronimo di Diagnosi delle malattie autoimmuni mediante nanotecnologie) Roberta Zampieri, Linda Avesani e Valentina Garonzi. Premio alle Neolaureate a Giusy Marcellino, Chiara Bartalotta e Veronica Lupis, laureate rispettivamente in Ingegneria Aerospaziale, Informatica e Civile. Infine, per la sua II Edizione, il Premio ‘Azienda women friendly‘ va a Eli Lilly ed Hera per le importanti e innovative politiche e strategie a favore della crescita e del benessere delle donne in azienda.
Ad accomunare i nomi noti e meno noti di queste donne sono il merito, la determinazione, la fiera fiducia in se stesse e nelle proprie capacità, lo spirito di sacrificio, l’impegno fiducioso per il raggiungimento di un traguardo ma anche la condivisione e generosità verso le altre donne. Tutti valori che da sempre ispirano e guidano il lavoro della Fondazione Marisa Bellisario e delle sue associate che in essa si riconoscono e da cui si sentono rappresentate.
Del resto, se l’esempio di Marisa Bellisario ha gettato le basi per un radicale cambiamento culturale della società, sono le coraggiose battaglie sociali e politiche della Fondazione ad aver concretamente rimosso gli ostacoli che finora nel nostro Paese limitavano l’accesso delle donne a ruoli di governance. Alla sua fondatrice e Presidente Lella Golfo, infatti, dobbiamo l’introduzione della legge n. 120 del 2011, nota come la legge sulle “quote di genere”, che impone alle società quotate e alle società controllate dalle pubbliche amministrazioni di riservare la quota di 1/3 dei membri dei Consigli di Amministrazione e Collegi sindacali al genere meno rappresentato.
Una rivoluzione, quella della legge sulle quote, che ha cambiato il volto del nostro sistema economico italiano. Se nel 2009 le donne nei CdA erano appena il 5,9% (173 Consigliere), nel 2011, anno dell’approvazione della legge, si fermavano al 7,4% e secondo la Banca d’Italia ci sarebbero voluto 50 anni per raggiungere il 30%. Oggi le Consigliere sono 612 su 2027, il 30,19%: un incremento mai visto! Un risultato che ci ha portato a essere all’avanguardia in Europa – insieme a Francia e Paesi scandinavi – in tema di donne ai vertici dell’economia.
Le prime valutazioni degli effetti della legge, misurate da un progetto in collaborazione tra il dipartimento Pari opportunità della Presidenza del Consiglio e l’Università Bocconi, mostrano che non solo il numero di donne in posizioni di vertice è aumentato, oltre i limiti imposti dalla legge, ma anche la governance delle società è migliorata. A partire dal livello d’istruzione dei membri dei board, sensibilmente maggiore che in passato. Inoltre, l’introduzione di quote non si è associata con due temuti fenomeni: le cosiddette “goldenskirts” – poche donne in molti consigli – e l’aumento dei consiglieri scelti all’interno della cerchia familiare.
Le posizioni multiple femminili, infatti, sono passate dal 25,4% al 18,6%, segnalando un allargamento della platea di candidati dai quali sono selezionati i consiglieri; le donne legate da rapporti di parentela con altri componenti del consiglio sono scese dal 16,2% al 7,9%. Il sistema di quote, in altri termini, ha innescato un forte incentivo per le società a escludere gli uomini meno qualificati a favore di donne più competenti, aumentando così la qualità media dei propri rappresentanti e ha anche allargato la platea dei consiglieri, con il risultato di board che presumibilmente agiranno con maggiore efficacia e migliori risultati. Altre ricerche, infine, hanno dimostrato come le aziende che hanno applicato le quote abbiano ridotto l’indebitamento.
“A 4 anni dalla sua entrata in vigore, è innegabile che la legge sulle quote di genere sia l’autentica rivoluzione degli ultimi decenni. – conclude Lella Golfo – Le quote sono la “forzatura” che serviva a un Paese ingessato e hanno consentito una modernizzazione e un cambiamento, anche e soprattutto culturale, mai visto. È un risultato che rivendico e di cui sono orgogliosa. Un bene non solo per le donne italiane ma per il Paese tutto”.
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