Nella fossa dei serpenti
L’uomo del terzo millennio non smette mai di sorprendere in peggio.
Si è trovato l’amante giusta la concubina ideale la puttanella più audace.
Megalomane tronfio ed invasato più che mai si è gettato tra le lenzuola di seta di MADAMA VANITÀ.
È per lei che non si cura più delle sue celluline grigie ma si affanna come un pazzo a farsi il tagliando dal primo MACELLAIO ABILITATO.
Sedere duro come il marmo di Carrara due labbroni come i canotti dei Fratelli Abbagnale alla faccia del problema plastica.
In testa tanta di quella lacca che il buco dello ozono se li incontrasse gli vomiterebbero addosso.
Lisci e morbidi come il culetto di quei neonati della pubblicità che sembrano godere di mostrare la parte migliore di sè al pubblico delle grandi occasioni.
È tutto una grande farsa la sagra dell’imbecillità lo show buissness nella stanza del potere.
E tutti si guardano allo specchio compiaciuti giulivi come le oche del Campidoglio.
Si applaudono baciano lo specchio per quanto si sentono fighi.
Illusi siete vuoti vani e tremendamente infelici.
Aveva ragione Barbarossa quando cantava SIAMO I FIGLI DI QUESTA ITALIA SEMPRE MENO CONTADINI È SEMPRE PIÙ FIGLI DI.



