Cina fuga di notizie: presenti campi di prigionia nello Xinjiang

Si parla ancora di Cina, dopo il grande scontro sui dazi con gli Stati Uniti. Il New York Times ha inflitto alla Cina un colpo pesantissimo. In quanto ieri sono state pubblicate ben 400 pagine, di documenti relativi alla presenza dei campi di prigionia nel territorio cinese. Campi presenti nella regione Xinjiang, quest’ultima situata a Nord – Ovest, che rappresenta l’unico collegamento con il Medio Oriente.

Cosa contengono i documenti?

All’interno dei campi di prigionia presenti nella regione dello Xinjiang sono rinchiusi gli Uiguri. Ovverosia, un minoranza etnica musulmana presente nella regione sopra citata. Dai documenti trapela la volontà di Pechino di allargare le restrizioni all’Islam anche in altre parti della Cina. Sempre dai documenti, risulta una dichiarazione fatta dal presidente Xi Jinping, il quale affermava: “non dobbiamo avere alcuna pietà”. Ovviamente il presidente cinese si riferiva ai musulmani presenti nel territorio.

Per realizzare l’ordine del presidente Xi, vi è un manuale distribuito alle forze dell’ordine della regione Xinjiang per spiegare agli studenti, in visita alle loro famiglie, il perché sono rinchiusi in quei campi. Dunque agli studenti viene detto che i loro cari sono rinchiusi in delle “scuole di addestramento”. Qualora dovessero insistere, ancora gli studenti, per vedere i loro cari le forze dell’ordine sono autorizzate a minacciarli. Che tipo di minacce? Persuadendoli tirando in ballo il prolungamento della permanenza dei loro familiari, in quei terribili campi.

Presidente Xi Jinping
Documento pubblicato dal NYT, in cui il presidente Xi dichiara di non avere alcuna pietà

Chi sono gli Uiguri?

Gli Uiguri sono un etnia turcofona di religione islamica, i quali rappresentano la maggior parte della popolazione della regione Xinjiang, il 45% per l’esattezza. Gli Uiguri non sono presenti solo in Cina, ma anche in: Olanda, Belgio, Russia, Uzbekistan, Kazakistan e Kirghizistan.

Da sempre hanno desiderato l’indipendenza, tuttavia non l’hanno mai ottenuta. Il primo tentativo indipendentista da parte degli Uiguri si ha nel 1934, con la formazione della prima Repubblica del Turkestan Orientale. La suddetta fu presto smantellata, durante la guerra civile cinese. Il secondo tentativo si ebbe nel 1944, esattamente dieci anni dopo, con la nascita della II Repubblica del Turkestan Orientale. Le prime due Repubbliche nacquero nella regione Xinjiang, ma come spiegato poc’anzi i cinesi impedirono subito la continuazione di questi tentativi di indipendenza.

Oggi la lotta tra Uiguri e Cina continua

A livello nazionale la lotta per l’indipendenza continua tra il Partito del Turkestan Orientale e il Governo comunista cinese. Purtroppo, l’indipendenza degli Uiguri viene portata avanti anche da alcuni gruppi di estremisti islamici. Per questa ragione, il Governo cinese li definisce tutti: “terroristi”. La Cina ha rafforzato gli incentivi per l’inserimento di gruppi Han – ovvero il gruppo principale presente in Cina – nella regione Xinjiang.

I ribelli Uiguri sono stati accusati ingiustamente, nel 2009, del massacro nella stazione di Kunming. Il massacro della stazione di Kunming conta 33 morti e 155 feriti. In verità l’attentato è stato compiuto da un gruppo ancora ignoto alle autorità.

Gli Uiguri richiusi nei campi di prigionia della regione Xinjiang hanno denunciato la violazione dei diritti umani. In Italia Emma Bonino ha ritenuto la repressione contro gli Uiguri, una vera e propria violazione dei diritti umani.

La guerra dei dazi influisce sicuramente, ma nulla è giustificato

Siamo quasi nel 2020 e sentire parlare solo ora da fonti ufficiali, della presenza di campi di prigionia in cui sono rinchiuse persone innocenti è a dir poco assurdo. Ma non solo sono persone innocenti, queste persone sono rinchiuse perché appartengono a una religione differente, rispetto a quella nazionale. Questa è la conferma che in Cina non vi è mai stata un’evoluzione del partito comunista. L’uomo non è in grado di non ripetere gli stessi errori del passato, anzi commette sempre gli stessi o li rende ancor più gravi.

D’altronde è inutile negare, che la notizia diffusa dal New York Times è avvenuta con una tempistica molto particolare. Da un anno circa gli Stati Uniti e la Cina si stanno scontrando per la c.d. guerra dei dazi, molto probabilmente la fuga di notizie è anche un mezzo per indebolire la Cina. Ma questo non autorizza Pechino, né tantomeno giustifica la presenza dei campi di prigionia. Una fuga di notizie dal Governo comunista cinese, non avveniva da circa dieci anni.


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