
Il ciclo della Passione di Cristo, che si presenta come lo svolgimento lungo le pareti dell’oratorio di una vera e propria Via Crucis, è caratterizzato da scene affrescate, nel corso dell’ottavo decennio del Cinquecento dai più importanti maestri del Manierismo romano, entro strette partiture a sviluppo longitudinale separate da monumentali colonne tortili dipinte, simbolicamente allusive a quelle che scandivano il Tempio di Salomone, e presentano nel registro superiore figure di sibille e profeti. Una tale manifesta connotazione profetica e una così forte caratterizzazione dottrinale del programma iconografico rivelano una lontana eco michelangiolesca: è solo dopo l’affrescatura della Cappella Sistina (1508-1512), infatti, che si configura con chiarezza nelle cultura figurativa cinquecentesca l’idea di un ambiente a forte valenza dottrinale, dipinto, sebbene da molteplici maestranze e in un lasso di tempo relativamente lungo, secondo un principio di armoniosa concordia figurativa.


