Schiavitù cerebrale, le tecnologie sottomettono il cervello

Con la nuova globalizzazione e lo sviluppo delle nuove tecnologie – in costante aggiornamento – molte persone soprattutto giovani sono sottomessi se non addirittura schiavi di questi potenti mezzi tecnologici che consentono a migliaia di utenti di soddisfare le esigenze quotidiane. Ricerche sul web, download contenuti e soprattutto connessione con persone di altri paesi, perfino oltre oceano, sono le funzionalità principali della maggior parte degli apparecchi tecnologici che schiavizzano inconsapevolmente.

Tutto ciò non è affatto salutare ne per il cervello ne per gli occhi: i migliaia di messaggi cui molte persone sono sottoposte, che arrivano dai grandi social (Instagram, Facebook, Whatsapp) risultano essere fortemente virali per la salute cerebrale. Secondo alcune dichiarazioni rilasciate da Lamberto Maffei, esperto di Neuroscienze a livello internazionale ed insegnante alla Scuola Normale di Pisa, queste tecnologie non sono affatto da sottovalutare. L’esperto pochi giorni fa a Roma ha dichiarato: “Non si può sottovalutare il rischio che lo sviluppo dei social media moderni, quali Facebook, Twitter e la televisione, diffondendo messaggi uguali a grandi moltitudini di persone, tenda a fare aumentare il cervello collettivo, oltre il grado richiesto per la socialità all’interno della specie”. Secondo queste dichiarazioni, Maffei vuole sottolineare il fatto che il cervello è invaso da milioni di messaggi che possono portare a forti condizioni di disagio diventando così protesi del pensiero.

Il cervello è una potente macchina che ci consente di compiere la maggior parte delle azioni quotidiane per cui stressarlo coi potenti mezzi tecnologici risulterebbe pericoloso soprattutto se i soggetti sono bambini e ragazzi, dal momento che tutto ciò influirebbe ai fini della loro crescita e del loro sviluppo cognitivo e sensoriale.


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