Quante volte per radio, nelle pubblicità o passando accanto ad una scuola di musica abbiamo sentito (e non ascoltato) di sfuggita la “marcia alla turca” di Mozart o qualche valzer di Chopin? Belle, soavi, melodiche, insomma musiche che ci rimangono facilmente in testa e che ci portiamo dietro tutto il giorno come fossero le canzoncine di un carillon. Okay, perfetto. Credo sia giusto dire, però, che questa è la concezione più sbagliata di musica classica che una persona possa avere. Vi spiego il perché prendendo proprio come esempi questi due compositori.
Tutti sappiamo che la musica, come le altre arti, non nasce così dal nulla senza un motivo o un’ispirazione, vero? Ecco, ma la vita di ognuno di noi è segnata da eventi, ricordi, sogni e se il Karma ce la manda buona, anche realizzazione di questi ultimi. Così è per noi oggi, ma era uguale anche prima. Inutile dire che oggigiorno la tecnologia e le possibilità sono comunque di più rispetto all’epoca e questo fa anche sì che i giovani aspirino a vette alte;
pur non rendendocene conto (perché ci si lamenta sempre che il lavoro non c’è, ma è un po’ una lamentela che si ritrova in ogni periodo storico) siamo più facilitati a trovare un impiego o a guadagnare rispetto a chi nel 1700 doveva campare a stento con stipendi miseri. Voi direte: “ma anche adesso è difficile e non sempre si trova”, e avete ragione! Non posso darvi torto! Ma gli ambiti lavorativi sono aumentati, mentre prima erano davvero pochi.

Facciamo un saltino avanti, a Chopin, il polacco (e ricordatevi bene la sua nazionalità). Anche lui una figura molto nota nella nostra quotidianità banale…Sì, banale, avete letto bene. Fryderyk viene ricordato da tutti come colui che ha scritto i famosi Notturni, i Valzer e la “Chopeniana”. Volete sapere una cosa buffa? La sua situazione familiare era quasi identica a quella di Mozart, solo che in epoca più tarda. Ebbene, la mamma era pianista, il padre francese un musicista e letterato, le sorelle musiciste e anche il piccolo Chopin scrisse la sua prima composizione in giovane età. Una specie di clone di Mozart? NO, ASSOLUTAMENTE NO. Lui fu, oltre che molto talentuoso, un poeta del pianoforte, nomina che gli venne data grazie soprattutto al periodo in cui visse (Romanticismo).
Entrambi i compositori ebbero enormi problemi di salute, Amadeus più verso gli ultimi anni di vita, mentre Fryderyk sin da giovane. Sappiamo che le condizioni igieniche dell’epoca erano di poco conto, quasi inesistenti, soprattutto per patologie e malattie gravi, come tisi e tubercolosi, e questo ostacolo fu più presente nella carriera e nella vita di Chopin. 
E Fryderyk? Non me lo sono dimenticato! Chopin, il malinconico poeta del pianoforte. Non fate questo tremendo errore, per carità! Avete mai fatto attenzione ad un brano da lui composto? Intendo attenzione attenzione, ovvero che vi sedete e vi concentrate sulla musica che state ascoltando? Ecco, fatelo ora con questo link che vi lascio e poi continuate a leggere: Notturno Op. 72 n° 1. Come questo, molti brani composti da Chopin sono in tonalità minore, che può rimandare a malinconia e tristezza ma lui, nella maggior parte dei casi, li fa terminare in tonalità maggiore, che lascia quindi intravedere un senso di speranza da lui gelosamente custodito nel cuore. Secondo voi a cosa si riferiva quando terminava così i brani? La risposta è semplice ma non unica: aveva dovuto abbandonare la patria (la Polonia) durante la Rivolta di Novembre (1830) in cui si verificò la Grande Emigrazione polacca, si trasferì in Francia e questo scaturì nella sua dolce anima un senso irrefrenabile di nostalgia e abbandono. In Francia proprio in seguito conobbe la scrittrice George Sand, la quale, femminista decisa e di forte carattere, non era proprio la cara compagna d’amore che ci si aspetta normalmente, anzi! E poi, il periodo tra i più cupi della vita del poeta del pentagramma, fu quando andò in Spagna, a Palma de Maiorca, per curare una gravissima polmonite con l’aria di mare e lo iodio, ma sfortuna volle che per quasi tutto il tempo in cui si fermò sull’isola, ci furono temporali e cattivo tempo e la sua debolezza non fece altro che aumentare. (Piccolo aneddoto curioso! Il Preludio n° 15 è anche detto “La Goccia”, perché ha una nota che viene ribattuta incessantemente, e si dice che Chopin compose questo brano perché nella celletta in cui si trovava lì a Palma, c’era un rubinetto che perdeva ritmicamente una gocciolina d’acqua senza sosta…E da qui l’ispirazione di cui parlavo all’inizio!). Cercò sempre di avere più speranza che soldi, dal momento che lavorava moltissimo anche per affari suoi, e non per guadagnare, a differenza del piccolo Wolfgang ma anche lui purtroppo alla giovane età di 39 anni (1810-1849) abbandonò il mondo terreno lasciando a noi un patrimonio pianistico e strumentale che ancora oggi fa invidia a molti e lascia il cuore pieno di eleganza e purezza ad altrettanti.
Fate molta attenzione alle apparenze e soprattutto ad ascoltare la musica classica, che come la poesia o la moda, cela a volte delle sorprese che mai ci potremmo aspettare!
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