La testimonianza.
Nel lontano 2010, un tunisino di nome Ismail Ltaief. Il quale era rinchiuso nel carcere di Velletri, aveva denunciato alcune guardie penitenziarie, della suddetta struttura. In quanto quest’ultime, rubavano le razioni di cibo che spettavano ai carcerati. Inoltre il signor Ltaief, denunciò anche episodi di maltrattamento sempre ai danni dei carcerati. I secondini, denunciati dal cinquantenne tunisino, picchiarono Ismail Ltaief subito dopo le accuse. Dopo questo atroce episodio – Ltaief venne trasferito – e decise di raccontare le terribili vicende che accadevano nella zona di Rogoredo. Precisamente ciò che accadeva nel cosiddetto “bosco degli orrori”.
La cruda e dura realtà.
Ismail Ltaief viveva nel comune di Baggio, e si guadagnava da vivere impartendo lezioni di pianoforte ai bambini della sua zona. Ma questo signore qui aveva un difetto, o meglio una dipendenza. Faceva uso di sostanze stupefacenti. Per procurarsi la “roba”, Ismail si recava in un bosco situato tra Corvetto e Rogoredo. Nel luogo citato poc’anzi, un giorno il tunisino, in fila dinanzi a uno spacciatore; vide una scena atroce, sette uomini anch’essi spacciatori stavano violentando una ragazzina di circa 16 anni forse anche meno. Quest’ultima pregava, urlava di farli smettere ma loro continuavano ciò che stavano facendo su di essa. Ltaief così decise di intervenire, ma gli spacciatori gli dissero: “stai fermo, o faremo la stessa cosa a te”. Il cinquantenne tunisino, sopraffatto dall’impotenza di intervenire a quell’orribile scena, tornò nel suo domicilio. Prese alcune armi giocattolo, e andò a salvare quella povera ragazzina. Ovviamente gli spacciatori non apprezzarono il gesto…
Dopo il gesto eroico di Ltaief, quest’ultimo venne aggredito sotto casa. Quel fatidico giorno – in cui vi fu un 10 – 8 per Ismail ai danni del destino – venne accoltellato all’addome e al cuore. Ma i medici del San Carlo lo salvarono.
Pentito o speculatore…
Oggi Ltaief, racconta del suo passato. E svela segreti della <cupola>, ovvero la triade “afro-europea” che controllava il “bosco degli orrori”. Intanto ne svela il capo un certo “Mejuli”. Poi afferma che all’interno del bosco non solo spacciavano, ma vi era un grosso giro di prostituzione. Al momento è rinchiuso nel carcere di San Vittore, dove ha raccontato queste realtà orribili. Lui è stato rinchiuso a San Vittore per accusa di presunto tentato omicidio ai danni di un’egiziano e per uso di sostanze stupefacenti.
Le testimonianze svelano le realtà di periferia milanese e non.



