In molti dibattiti attuali si ripete un’affermazione semplicistica: che la comunione con il Papa di Roma determina da sola la validità della successione apostolica di un vescovo. Tuttavia, dal punto di vista della teologia sacramentale e della storia della Chiesa, questa affermazione non è esatta.
1. La successione apostolica non dipende solo da Roma
La successione apostolica è la continuità sacramentale del ministero degli apostoli nei secoli. Questa continuità è trasmessa tramite:
– La valida consacrazione episcopale, realizzata da vescovi che già possiedono la stessa successione, attraverso l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria.
Ciò significa che la successione apostolica non è ricevuta semplicemente da una decisione amministrativa o giuridica, ma da un atto sacramentale concreto.
2. Il Papa non consacra tutti i vescovi del mondo
È importante ricordare che:
– Il Papa di solito non consacra personalmente i vescovi del mondo.
– I vescovi sono consacrati da altri vescovi, solitamente tre, secondo la tradizione della Chiesa.
Pertanto, l’elezione o la nomina di un candidato da parte del Papa non lo rendono vescovo.
La nomina è un atto giuridico, mentre la consacrazione è un atto sacramentale.
Un sacerdote eletto per essere vescovo diventa davvero vescovo solo quando è validamente consacrato da vescovi che possiedono successione apostolica.
3. La radice apostolica è più ampia della singola figura di Pietro.
Nel Nuovo Testamento, Cristo chiamò dodici apostoli, non uno solo.
Tra loro c’era sicuramente Pietro, ma anche:
Giovanni, Andrea, Tommaso, Matteo… e gli altri.
La successione apostolica dei vescovi è pertanto intesa come continuità del collegio apostolico, non esclusivamente come una linea giuridica dipendente da un solo apostolo.
4. Comunione ecclesiale e validità sacramentale non sono esattamente la stessa cosa. Nella teologia classica si distingue tra:
– Validità sacramentale
-Comunione ecclesiale o legittimità canónica.
Un vescovo può: avere una consacrazione valida (perché ha ricevuto correttamente il sacramento), ma non essere in piena comunione giuridica con Roma.
Questo principio è riconosciuto anche nella teologia cattolica nei confronti di varie chiese orientali, i cui vescovi possiedono una successione apostolica valida anche se non sono sotto la giurisdizione del Papa.
5. L’importanza di parlare con conoscenza
Molti dibattiti nascono perché alcune persone confondono concetti diversi:
– Autorità
– Giurisdizione
-Comunione
– Validità sacramentale
-Successione Apostolica
Quando questi concetti si mescolano senza distinguerli, appaiono affermazioni errate o semplificazioni.
Per questo, prima di esprimere un parere su questi temi, occorre conoscere almeno le basi storiche e teologiche, per evitare conclusioni superficiali.
Conclusioni:
1. La successione apostolica dei vescovi non dipende semplicemente dalla comunione con il vescovo di Roma né dal fatto che sia stato nominato da lui.
2. La sua vera base è la trasmissione sacramentale dell’episcopato attraverso vescovi validamente consacrati, che continua la missione apostolica della Chiesa nel corso dei secoli.
3. La comunione con Roma rientra nell’ambito della struttura e della disciplina ecclesiale, mentre la successione apostolica appartiene all’ordine sacramentale.

