Rabelais seduce il proprio pubblico
Rabelais è un autore fuori dagli schemi dell’ovvio.
La sua penna è scaltra e furba e non ci mette nulla a ferire colpire e distruggere ogni suo detrattore o nemico.
La sua opera cult resterà la storia del gigante Pantagruel.
Un essere grezzo e semplice.
Il suo motto sarà sempre “PANE AL PANE VINO AL VINO.
La sua filosofia di vita racchiuderà dunque la filosofia del riso ad ogni costo.
Ridere per lo stesso Rabelais non significa sottolineare in modo subdolo la stupidità dell’essere umano.
Ma prendere con rispetto ed abnegazione questo atto liberatorio che diventa vero e proprio strumento filosofico.
La risata è dunque misura di tutte le cose.
Pantagruel esce dall’odiosa sovrastruttura medioevale per abbracciare quella enciclopedica.
Per cultura enciclopedica si intende quella cultura che va legando in una liaison indissolubile filosofia letteratura e tutte quelle arti che servono a comprendere quel quid inarrivabile dell’intimità dell’uomo.
Pantagruel ce ne ha per tutti… dall’umanesimo ai costumi del suo tempo.
Costumi a suo parere ridondanti e alquanto corrotti.
Ma lo spassoso gigante non risparmierà neppure la religione e il clero.
Anch’esso accusato di tradimento e di corruzione.
Per questa ragione lui uscirà dalle sue comunità e abbraccerà una nuova ed utopica società religiosa.
In questo piccolo mondo a parte Pantagruel aiutato dalla sua proverbiale voglia di ridere riuscirà piano piano a risorgere dalle ceneri.



