Emily Dickinson poetessa anticonvenzionale e solitaria
La speranza è a mio avviso una tra le poesie più belle e toccanti della Dickinson.
Scritta nell’anno 1861 è la diciannovesima lirica del fascicolo numero tredici.
La speranza viene rappresentata come un uccello dal piumaggio elegante e splendente di nobiltà propria.
La creatura piumata canta melodie di pace nell’animo umano.
È il sacrosanto momento della resilienza.
Sono istanti catartici in cui si cerca di vestirsi di stoicismo proprio per non soccombere alle nefandezze dell’esistenza.
Il canto di questo dolce esserino si spandeva a macchia d’olio per compiere a pieno il senso del suo ruolo.
Solamente un forte temporale fisico o morale avrebbe potuto silenziare la meraviglia di quel cinguettio profetico.
La speranza non predica la spietata teorizzazione dell’individualismo per forza.
La speranza canta l’amore l’uguaglianza e ogni forma di condivisione allo stato puro.
La Dickinson è anch’ella figlia legittima del power of immagination.
Poetessa fuori da ogni schema e logica di appartenenza.
Lei bastava a se stessa era necessaria sufficiente al suo immenso ed indiscusso talento.
Anticonvenzionale per temi e contenuti ma anche nella struttura grammaticale e logica dei suoi lavori.
Uso smodato della punteggiatura soprattutto dei puntini di sospensione e delle maiuscole.
La poesia era Verità voglia di vivere dolce evasione nelle problematiche della vita ma soprattutto libertà riconosciuta.
Emily amava l’amore nonostante coltivasse il mito della malinconica solitudine ad ogni costo.
Amava l’amore a tal punto che si donava in egual misura tanto alle donne quanto agli uomini.





