Come è cambiata la mafia? Dalle stragi ai colletti bianchi

Salve cari lettori.

Molti siciliani, italiani o quel che siano si chiederanno ma che fine ha fatto la mafia? La mafia è stata sconfitta? No, la mafia non è mai stata sconfitta del tutto. Innanzitutto dovrebbe essere sfatato un mito, che va avanti da anni, la mafia non è solo in Sicilia. Però oggi parleremo di quest’ultima, della mafia in Sicilia, proprio perché sembra che molti se ne siano dimenticati. In Sicilia la mafia ha avuto la meglio, per la presenza di “Cosa nostra” all’interno delle amministrazioni (così viene chiamata la mafia in Sicilia). La quale ha causato ingenti perdite economiche, nonché arretratezza.

Pensate un po’ si presume che Cosa nostra abbia ucciso per la prima volta nel 1870. La prima vittima è stata Mario Pancari, aspirante sindaco della propria città natale Vittoria (RG).

La mafia stragista degli anni ’80 e ’90

Tra il 1980 ed il 1990 la mafia ha causato numerosissime vittime, possiamo ricordarne alcune per ordine cronologico:

  • Piersanti Mattarella 6 gennaio 1980, ucciso perché aveva ostacolato il rientro di Vito Ciancimino (ex sindaco di Palermo) all’interno del partito Democrazia Cristiana.
  • Carlo Alberto dalla Chiesa 3 settembre 1982, generale dei Carabinieri.
  • Rocco Chinnici 29 luglio 1983, capo dell’ufficio istruzione di Palermo.
  • Giuseppe Fava ucciso a Catania il 5 gennaio 1984, giornalista.
  • Strage di Capaci 23 maggio 1992. Muore il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e alcuni componenti della sua scorta.
  • Strage di via d’Amelio 19 luglio 1992. Perde la vita Paolo Borsellino, altresì alcuni componenti della scorta.
  • Padre Pino Puglisi 15 settembre 1993.

Queste sono solo alcune vittime di Cosa nostra. I carnefici principali furono: Totò Riina, Giovanni Brusca, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella ed i fratelli Graviano. Solo per citarne alcuni di questi esseri viscidi e meschini, che assieme ad altri esponenti hanno seminato il terrore in Sicilia. Inoltre cari lettori alcuni di loro sono stati a contatto con esponenti politici, i quali hanno amministrato e rovinato la nostra splendida Sicilia.

L’evoluzione della mafia

Dunque, la mafia ha subito una vera e propria evoluzione, perché si passa dalla mafia stragista ad una mafia silenziosa e situata all’interno di consigli comunali, regionali e addirittura all’interno del Parlamento.

Marcello Dell’Utri

Basti pensare a Marcello Dell’Utri che a Natale sarà libero per aver scontato la sua pena. Dell’Utri è stato uno stretto collaboratore di Silvio Berlusconi dal 7 luglio 1976, noto per aver portato il pregiudicato, Vittorio Mangano all’interno della villa del leader di Forza Italia. Quest’ultima meglio conosciuta come villa Arcore. Mangano, facente parte della famiglia dei Porta Nuova, in seguito divenne lo stalliere di villa Arcore. La famiglia dei Porta Nuova è la stessa a cui era legato il collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta. Il nome di Vittorio Mangano viene fatto per la prima volta da Paolo Borsellino, il 21 maggio 1992. Otto anni dopo Mangano viene arrestato per l’omicidio di Giovan Battista Romano, ex boss di Borgo vecchio (quartiere di Palermo). Romano venne infine sciolto nell’acido, l’omicidio fu ordinato da Giovanni Brusca. Durante questa parentesi con Mangano, Dell’Utri nel corso degli anni ricoprì ruoli in Parlamento e in Senato. Il 29 giugno 2010 viene condannato a 7 anni di reclusione, scapperà in Libano, ma nel 2014 viene avviata la procedura di estradizione dall’Italia e viene arrestato definitivamente. I capi d’accusa di Marcello Dell’Utri sono: frode fiscale, concorso esterno in associazione mafiosa, abuso edilizio ed estorsione.

Marcello Dell’Utri

Salvatore “Totò” Cuffaro

Salvatore Cuffaro, meglio conosciuto come Totò, è stato presidente della Regione Siciliana dal 2001 al 2008. Nel giugno 2003 iniziano le sue splendide avventure a fianco di Cosa Nostra, non a caso viene inserito nel registro degli indagati per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Perché coinvolto nell’inchiesta sui rapporti tra il clan di Brancaccio (quartiere di Palermo) e ambienti della politica locale. Inoltre Cuffaro era collega del medico Giuseppe Guttadauro, ex capo del mandamento Brancaccio, nonché successore dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano. I suddetti responsabili dell’omicidio di Don Pino Puglisi e della Strage di via D’Amelio. Adesso entrambi stanno scontando l’ergastolo. L’ex presidente della Regione Siciliana era anche a stretto contatto con Michele Aiello, noto prestanome di Bernardo Provenzano. Aiello pensate un po’, possedeva un patrimonio di 800 milioni di euro, sequestrato successivamente dalle forze dell’ordine.

Salvatore Cuffaro infine è colpevole per aver informato Giuseppe Guttadauro, della presenza di microspie nella sua abitazione. Dunque, colpevole del reato di violazione del segreto d’ufficio. Dopo le numerose indagini a carico di Cuffaro, il centrosinistra presenta la mozione di sfiducia contro quest’ultimo. L’Assemblea Regionale Siciliana il 24 gennaio 2008 respingerà la mozione presentata dal centrosinistra, tuttavia Cuffaro presenterà qualche giorno dopo le dimissioni. Oggi l’ex presidente della Regione è in libertà dopo aver scontato la sua pena.

Salvatore Cuffaro

La mafia oggi nella società

Cari lettori, la mafia è ancora presente quindi, ma sicuramente non ha più la stessa influenza di una volta. Le grandi gesta delle vittime che abbiamo ricordato e non, devono essere fonte di grande ispirazione per tutto il popolo italiano. Oggi non è un giorno in cui vanno ricordate le vittime della mafia, non ricorre alcun anniversario, anzi le vittime in questione devono spingere tutti noi a fare il possibile per migliorare il nostro paese.

La mafia è sempre un argomento molto delicato, di cui molte volte non se ne parla per timore o ancora perché la si crede sconfitta. Questo non significa che bisogna chiudere gli occhi, va combattuta da tutti, ricordiamoci che l’unione fa la forza. Quindi scegliamo bene chi ci amministra e utilizziamo il nostro diritto al voto al meglio. E ricordate non generalizzate, con gli esempi appena trattati non significa che in ogni consiglio comunale, regionale o qualsiasi altro ramo dell’amministrazione sia presente la mafia.

Ecco il mio podcast, domani uscirà un episodio relativo all’articolo che state leggendo.

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