Myanmar, lo scontro religioso tra buddisti e musulmani.

Salve cari lettori.

Come da titolo, questi ultimi giorni vi sono state alcune vittime nella Repubblica dell’Unione del Myanmar, per via di un scontro religioso che va avanti da circa 20 anni. Precisamente dagli anni novanta, anni in cui l’esercito birmano e i nazionalisti buddisti, hanno ottenuto la totale supremazia del paese. Da quel fatidico periodo, ha inizio l’era della caccia ai rohingya.

Chi sono i rohingya?

I rohingya, sono una minoranza musulmana, i quali hanno vissuto per anni nel Myanmar, meglio conosciuto come Birmania. Dunque, dagli anni novanta a questa parte, centinaia di migliaia di Rohingya hanno dovuto lasciare il loro paese natale. Unico paese che li ha accolti e che ancora oggi li accoglie a braccia aperte, è il confinante Bangladesh. Dove, al contrario della Birmania vi è una massiccia presenza di musulmani. Qualche anno fa, in Bangladesh i rohingya presenti erano circa 500.000. Ma nelle ultime settimane, precisamente dal 25 agosto, 300.000 hanno varcato nuovamente il confine del Bangladesh.

Le mine antiuomo.

Qualche giorno fa l’organizzazione umanitaria Amnesty International, ha accusato l’esercito birmano. Per quanto concerne, l’uso di mine antiuomo in modo a dir poco inappropriato. Le suddette contromisure “belliche”, hanno il compito di non far tornare indietro i rohingya nel proprio paese. Questa settimana, le mine antiuomo posizionate tra il confine del Myanmar e del Bangladesh, hanno causato una vittima e due feriti entrambi minorenni di anni 10 e di anni 13. Le mine antiuomo, sono vietate dal diritto internazionale, ma vi sono ancora tre paesi che ne fanno uso:

  • Repubblica dell’Unione del Myanmar (Birmania);
  • Siria;
  • Corea del Nord.

Per le suddette accuse, alcuni portavoce dell’esercito di Naypyidaw, capitale della Birmania. Hanno affermato che le mine antiuomo sono presenti proprio dagli anni novanta.

Dal 1999 ad oggi le vittime ai confini del Myanmar sono 3.000.

I rohingya si difendono.

I ribelli rohingya, i quali hanno fondato una formazione paramilitare, hanno proposto una tregua all’esercito birmano. Tale tregua, prevede un cessate al fuoco per il 10 settembre 2017. Per far fronte a questa disperata situazione, che potrebbe degenerare da un momento all’altro. La formazione paramilitare, prende il nome di Arakan Rohingya Salvation Army (ARSA).

Ebbene, dalla situazione che caratterizza il popolo birmano, è facilmente intuibile che la Birmania è un paese basato sulla dittatura militare. Ma vi è una donna, la quale si è sempre battuta per i diritti umani violati nel suo paese. Trattasi di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace ottenuto nel 1991 e politica birmana. Il suddetto personaggio, è protagonista di aspre critiche riportate da alcuni cittadini birmani. In quanto ancora non vi è stato un suo intervento. Ma Aung San Suu Kyi, fondatrice della Lega nazionale per la Democrazia che tutt’ora è al potere. Sembra si stia comportando da vero diplomatico. Il suo intervento, potrebbe generare altri scontri, non solo contro i rohingya, bensì contro i membri del suddetto partito birmano.

Aung San Suu Kyi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *