Il 22 giugno se ne andava Laura Antonelli
L’immensa Laura Antonelli nasce in quel di Pola terra di storia- di poesie di vita e di lunghi silenzi malinconici.
Già negli anni sessanta si faceva notare in pellicole come “Venere in visone”.
Ma è nel 1973 che esplode il suo sex appeal con l’interpretazione di “Malizia ” in coppia con il giovanissimo Momo.
Vox populi andava farneticando di una possibile liaison amoreuse tra I due.
Se anche fosse davvero documentabile questa storia avrebbe avuto una fine orrenda.
Momo si schianta con la sua motocicletta alla stessa stregua di James Dean negli anni 50.
Malizia avrà un sequel negli anni 2000 ma l”operazione risulterà poco gratificante.
Laura Antonelli verrà vista dalla cinematografia nostrana come la bambola fragile e di pezza cantata da France Gall nel 1965.
Per cui la vedremo sempre purtroppo per lei in lavori minori e poco lusinghieri come “la gabbia ” e company.
Eppure lei per talento e predisposizione naturale avrebbe potuto dimostrare grandi cose capaci di proiettarla nell’Olimpo delle grandi ed indimenticabili dive.
In amore fu vittima sacrificale una Didone versione due punto zero.
Sposata in età giovane il matrimonio si consumò brevemente e per giunta senza figli.
Prima del suo vero e unico amore ebbe anche una storia con Mario Marenco collega di Renzo Arbore ad Alto Gradimento.
Poi dal 1972 al 1980 l’amore sconfinato per il borioso francese: Jean Paul Belmondo.
- Lei diede tutta se stessa investendo senza riserve cuore è anima mentre lui fece un giro sulla giostra fino a quando questa non cominciò a cigolare.
E allora cosa fare? Sbattere la porta e non voltarsi indietro.
Negli anni novanta i guai con la giustizia per un piccolo quantitativo di sostanze stupefacenti e poi quel boia del chirurgo plastico Che la deturpa.
E visto che siamo a pizza mandolino city i grandi amici del mondo dello spettacolo hanno fatto spallucce e le hanno dato un calcio nel sedere.
A parte Claudia Koll che le è stata vicina con la sua fede e Lino Banfi che la spronava a credere ancora nella vita.
E poi quando è passata a miglior vita il solito arrogante paraculismo all’italiana tutti la amavano tutti erano suoi amici.




