Paradise lost viaggio dell’anima
John Milton è autore dalla prima metà del 1600.
Il suo lavoro migliore resta comunque a detta della stessa critica letteraria the paradise lost.
Un poema ben strutturato che nella sua prima versione contava dieci strofe.
Mentre in quella definitiva L’autore ne aggiunge altre due.
Il corposo manufatto celebra l’epopea umana riletta in chiave assolutamente religiosa.
Infatti si parte con l’incontro tra lo scaltro demonio e gli sprovveduti esseri umani.
Una trattativa impari dove Adamo ed Eva hanno decisamente la peggio.
È proprio in questa occasione che I due creduloni si ribelleranno a Dio e compiranno il gesto incriminato.
Si prosegue quindi con la conseguente punizione divina che obbligherà I due a prendere coscienza della loro piccolezza e fragilità esistenziale.
Dovranno lasciare con le pive nel sacco il paradiso terrestre .
Questo traslocco costerà loro il doversi scontrarsi a muso duro con la cruda quotidianità.
Per la prima volta si accorgeranno di essere nudi e di provare un fastidioso freddo nell”anima.
Tematiche essenziali di questa lirica sono il libero arbitrio la punizione nella coscienza divina e il concetto di provvidenza.
La provvidenza è quella condizione necessaria e sufficiente per cui Dio cerca di entrare in una connessione positiva e di grazia con l’uomo per supportarlo.
La punizione è quel momento catarchico e mistico in cui Dio nostro Padre si collega con le nostre vite per donarci la possibilità di redimerci una volta per tutte.
Infine si parla anche di libero arbitrio … una sorta di potere magico con cui l’essere umano può dare un senso alla propria esistenza.
È come possedere una bussola con la quale dare un senso al nostro credo.
O essere pienamente convinti della buona fede di Dio e affidarci corpo anima e mente a LUI.
O fare gli gnorri navigare a vista nel mare della vita fino a quando un ‘onda anomala ci farà sparire negli abissi più profondi.




