A Palazzo Barberini, nel cuore di Roma, è in corso fino al 20 luglio una bella mostra dedicata al grande pittore lombardo Michelangelo Merisi detto Caravaggio. L’evento sta riscuotendo un enorme successo e i biglietti sono andati esauriti fin dalle prime settimane. L’artista gode di grande popolarità ed ogni manifestazione a lui dedicata si trasforma in un’occasione da non perdere. Caravaggio è il pittore maledetto che fece della sua stessa vita un romanzo pieno di colpi di scena e fughe rocambolesche per finire purtroppo la sua esistenza in circostanze misteriose a 39 anni.

Le sezioni della mostra
Il percorso della mostra si articola in quattro sezioni che ripercorrono circa 15 anni di vita del pittore, dal suo arrivo da Milano a Roma nel 1595, fino alla sua tragica morte nel 1610: Debutto romano, Ingagliardire gli scuri, Il dramma sacro tra Roma e Napoli e Finale di partita. Sono presenti 24 capolavori, tutti attribuiti a Caravaggio. È una grande occasione per ammirare riuniti i dipinti romani provenienti dalle Collezioni di Arte Antica di Palazzo Barberini e Corsini, dalla Galleria Borghese, dai Musei Capitolini ma anche da collezioni private generalmente poco fruibili, come la prima versione della Conversione di Saulo della Collezione Odescalchi e l’Ecce homo da una collezione privata spagnola, emerso nel 2021 nel panorama artistico mondiale. Altre opere arrivano da musei americani e dalla Collezione Thyssen di Madrid.
Debutto romano
La prima sezione è dedicata all’arrivo a Roma e agli anni immediatamente successivi. All’inizio il pittore vive di stenti, cercando di trovare il suo spazio negli ambienti papalini. Trascorre un breve periodo nella bottega dello stimato pittore Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino che lo mette al lavoro a dipingere fiori e frutta. A questo periodo appartengono Il Mondafrutto(1595)e il Bacchino malato(1595-1596).

L’incontro fortunato con il cardinale Francesco Maria del Monte, che diventerà il suo protettore, gli procurò commissioni importanti e lo stesso cardinale fu il proprietario di quadri famosissimi come I Bari(1595-1597),

I Musici(1597), La Buona Ventura(1597), esempi eccellenti della cosiddetta pittura comica che ha caratterizzato la fase giovanile del pittore quando l’uso della luce era ancora lontano dalla forza dei chiaroscuri.

Caravaggio divenne quindi un nome di spicco nel panorama romano della Roma papalina del ‘600. Il cardinale Tiberio Cerasi, tesoriere della Camera Apostolica, nel 1600 commissionò a Caravaggio la decorazione di due pareti interne della cappella che aveva acquistato nella Chiesa di Santa Maria del Popolo.Nacqueo così la Crocifissione di San Pietro e La Conversione di Saulo. A Palazzo Barberini è esposta la prima versione della Conversione di Saulo della collezione privata Odescalchi che è difficilmente visibile.

Il banchiere Ottavio Costa fu un altro importante committente di Caravaggio. A lui appartanevano il San Francesco in estasi (1597-1598),

Giuditta che decapita Oloferne(1599-1600) e San Giovanni Battista nel deserto(1604).
Ingagliardire gli scuri
La seconda sezione sottolinea la trasformazione stilistica del pittore, le cui tele si caratterizzano per toni più scuri in cui risalta la luce dell’illuminazione sui corpi e i volti dei prescelti. I ritratti dipinti da Caravaggio sono piuttosto rari e provengono da collezioni private. Per la prima volta possiamo ammirare due varianti del ritratto di Maffeo Barberini, il futuro papa Urbano VIII. La versione più conosciuta è un esempio di ritratto moderno in cui sono stati eliminati tutti i particolari superflui ed emerge la connotazione psicologica del personaggio. Il gesto della mano, protesa in avanti, fin quasi a toccare lo spettatore sembra un fotogramma cinematografico per l’impatto realistico.

Le donne delle tele di Santa Caterina d’Alessandria(1598-1599),Giuditta e Oloferne(1599-1600) e Marta e Maria Maddalena(1598-1599),

hanno come protagonista la stessa modella, identificata con la cortigiana Filide Melandroni. Non è un mistero che Caravaggio utilizzasse come soggetti gli amici delle classi popolari, tra cui ladri, avventurieri e prostitute.

1599-1600
Il dramma sacro tra Roma e Napoli
La terza sezione della mostra si colloca cronologicamente tra il 1599, anno dell’importante commissione del ciclo di Sam Matteo nella Cappella Contarelli della chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma fino alla fuga dalla città, il soggiorno a Napoli e l’arrivo a Malta nel 1607. Caravaggio era stato accusato dell’omicidio di Ranuccio Tomassoni. Condannato alla decapitazione fu costretto a fuggire e a nascondersi nei feudi laziali di proprietà del principe Colonna. Successivamente dovette trasferirsi a Napoli, dove rimase circa un anno in una proprietà di un ramo collaterale della famiglia Colonna. Qui dipinse La flagellazione di Cristo(1607), con forti rimandi alla statuaria classica.

La brutalità degli aguzzini è forse un segno della difficile situazione psicologica che il pittore stava vivendo. Nella città Caravaggio dipingerà anche l’Ecce homo(1606-1607), per il vicerè di Napoli, lo spagnolo Conte de Castrillo, che lo riporterà con sè a Madrid alla fine del suo mandato e dove è stato riscoperto nel 2021.

Finale di partita
La sezione conclusiva della mostra ripercorre gli ultimi anni della vita dell’artista che arrivò a Malta, dove, diventando Cavaliere dell’ordine, avrebbe potuto ottenere l’immunità dalla condanna papale. Nel 1608, Caravaggio fu investito della carica di “cavaliere di grazia” dell’ordine ma a causa del suo carattere irascibile fu arrestato per un litigio con un cavaliere di rango superiore. Riuscì comunque a fuggire e a rifugiarsi in Sicilia, a Siracusa e a Messina. Sia a Malta che in Sicilia, Caravaggio ha lasciato opere straordinarie purtroppo non visibili in mostra.
L’ultimo dipinto in ordine cronologico che possiamo ammirare a Palazzo Barberini è il Martirio di Sant’Orsola, realizzato a Napoli nel 1610, sulla via del ritorno per Roma. Il committente fu Marco Antonio Doria, figlio del doge. Fu commissionato in onore della figlia della seconda moglie di Doria che viveva in un monastero napoletano e aveva scelto di chiamarsi Orsola, come la martire cristiana È l’attimo in cui la freccia, scagliata contro la giovane martire, la coglie attonita, immersa in una luce brillante mentre le tenebre sprofondano i suoi aguzzini nel buio dell’oscurità del peccato. Un quadro potente, testamento del mancato ritorno a Roma per la morte del pittore in circostanze mai chiarite che ci ha privati di un genio scomparso troppo giovane che avrebbe potuto creare molte alte opere strabilianti per innovazione, realismo ed analisi psicologica.



