Come un cammello in una grondaia : da Battiato a .. Morgan

Tutte le canzoni di Franco hanno sempre suscitato un certo fascino in me sin dall’infanzia ma negli ultimi tempi ho riscoperto la pregnanza e la potenza espressiva di alcuni testi in particolare. Non è difficile, come si sa, rintracciare elementi riconducibili alla filosofia, alla religione o al misticismo in ma esiste una canzone in particolare che offre diversi spunti di riflessione, dal problema dell’ all’, dal problema della guerra a quello del male e poi ancora la sofferenza cosmica che affligge l’umanità : “”.
Il titolo è in realtà una citazione dello scienziato persiano Al Biruni, e si riferisce all’inadeguatezza della sua lingua nella descrizione di argomenti di carattere scientifico. La canzone vendette 250000 copie nel 1991, risultando il trentaquattresimo disco più venduto in Italia.

Ecco il testo integrale della canzone :

Vivo come un cammello in una grondaia
in questa illustre ed onorata società!
E ancora, sto aspettando un’ottima occasione
per acquistare un paio d’ali, e abbandonare il pianeta,
E cosa devono vedere ancora gli occhi e sopportare?
I demoni feroci della guerra, che fingono di pregare!
Eppure, lo so bene che dietro a ogni violenza esiste
il male… se fossi un po’ più furbo, non mi lascerei tentare.
Come piombo pesa il cielo questa notte.
Quante pene e inutili dolori.

Il presente commento che qui propongo è assolutamente puro risultato della mia personale analisi:

Vivo come un cammello in una grondaia in questa illustre ed onorata società!

In questo primo passo si impone un tema importante : il problema dell’incomunicabilità dell’essere umano e il senso di alienazione che l’individuo prova nell’essere in questo mondo”. Luigi ha affrontato questo argomento nelle sue opere, sottolineando come l’essere umano sia condannato ad indossare delle maschere per attenersi alle regole della società, rinunciando alla sua autenticità. Chi si sottrae alle regole e alle convenzioni sociali è ritenuto un folle o un escluso come appunto un cammello in una grondaia. Il comportamento convenzionale di cui parla è simile come concetto all’esistenza inautentica heidegerriana del “si dice, si fa”. “Illustre ed onorata società” è un’ironia : in realtà la società, anche se ha una sua importanza storica e regole stabilizzate, è qualcosa da cui sarebbe necessario sottrarsi perché finisce con l’annullare l’identità autentica dell’io. Le considerazioni pirandelliane richiamano automaticamente il concetto di alienazione, che è proprio la condizione di coloro che si sentono come un pesce fuor d’acqua rispetto al mondo circostante. La dicotomia tra essere e apparire emerge chiaramente nell’esempio della “vecchia imbellettata”, che indossa abiti giovanili perché la società in cui vive la spinge a comportarsi in quel modo. Anche la tendenza ad accumulare beni materiali all’infinito a dispetto della spiritualità fa parte integrante dell’ipocrisia della società, fondata sulla disparità netta tra ricchi e poveri.

E ancora sto aspettando un’ottima occasione
per acquistare un paio d’ali e abbandonare il pianeta

Per Pirandello non vi è via d’uscita se non la pazzia ma Italo propone una soluzione possibile all’alienazione e all’incomunicabilità nel “” dove il protagonista Cosimo, che da tempo viveva tra gli alberi a causa di un litigio tra lui e suo padre, con l’intento di non scendere più a terra, non si lascia convincere dai membri della sua comunità a scendere ma anzi approfitta dell’arrivo di una mongolfiera e ci salta su, scomparendo nel cielo. Nell’episodio di Star Trek “Rotta verso la Terra”, la biologa Gillian Taylor decide di abbandonare il suo pianeta, scegliendo di entrare a far parte del personale scientifico di bordo ma la sua scelta non è puramente professionale ma anche emotiva : non ha amici sul pianeta Terra ed è disposta a lasciare tutto.

E cosa devono vedere ancora gli occhi e sopportare?
I demoni feroci della guerra che fingono di pregare!

La guerra è veramente insopportabile non solo perché scaturisce da mire espansionistiche o da propositi materialistici che non dovrebbero essere nell’orbita della mente di una persona razionale ma perché coinvolge in uno spirale di violenza persone innocenti. Ma non solo questo .. vi è anche la contraddizione della società che, anche se si fonda su principi religiosi almeno da diversi secoli, ha sempre avuto nella guerra una sua costante infallibile. Anzi .. la religione è stata anche alla base delle guerre .. come le stesse guerre di religione scoppiate in diversi contesti geografici hanno dimostrato.

Eppure, lo so bene che dietro a ogni violenza esiste il male …
se fossi in po’ più furbo non mi lascerei tentare.

A questo punto si accenna al problema del male al quale l’essere umano meccanicisticamente è attratto soprattutto quando subisce violenza fisica o verbale o quando è preda di attacchi di ansia o depressione. La furbizia consiste, come anch’io suggerisco nel mio sistema filosofico, nell’opporsi a qualsiasi istinto negativo o sentimento di depressione con la propria forza di volontà. Se il male, rappresentato dagli istinti negativi e da sentimenti di rabbia e depressione ci inducono a fare male, esercitando su di noi una forza di attrazione gravitazionale verso di esso, noi dovremmo appunto essere furbi e contrapporre il movimento ascensionale dello spirito, in modo tale da poter sottrarci alla forza attrattiva del male e non lasciarci tentare.

Come piombo pesa il cielo questa notte.
Quante pene e inutili dolori.

Nel finale del testo non vi è l’alienazione, la guerra o il male ma un minimo comune denominatore di questi tre aspetti : la sofferenza umana. La sofferenza può derivare dall’assenza di comunicazione e dalla desertificazione dei rapporti umani che si trova ad esperire chi come il barone rampante decide di chiudere le porte alle società. Ma essa naturalmente è anche la condizione di coloro che vivono in zone di guerra. “Il cielo che pesa come piombo”, dal mio punto di vista, si ricollega al concetto di insopportazione del male, della guerra e della violenza, già sottolineato in precedenza. Il passaggio finale però suggerisce un’analisi particolare : si parla infatti di “inutili pene e dolori” : tante sofferenze potrebbero essere evitate se la società umana non fosse ipocrita, materialista, dominata dal male e sempre disposta alla guerra per ambizioni che non sarebbero degne dello stesso senso della vita umana.

Questo è appunto il mio personale commento.

A questo punto è arrivato il momento di ascoltare la canzone di Battiato :

Ma non potevo proprio tralasciare la straordinaria interpretazione di nel 1998 :


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