Dolci compagni d’estate

Conosciamo meglio chi allieta le nostre serate...

Tempi di mare, montagna, caldo e vacanze. Ma anche tempo di battaglie senza esclusione di colpi fra noi e chi brama il nostro . Eh sì. Sono in molti a chiedermi delucidazioni su tutti i vari ectoparassiti ematofagi che affollano le nostre vacanze. Rispondo sempre la stessa cosa: non esiste un sistema per eliminarli del tutto (in questo si dimostrano parecchie spanne sopra noi fragili umanucoli), ma se li conosci puoi evitarli meglio.

Aedes albopictus, la zanzara tigre

La nostra migliore amichetta è senza dubbio la zanzara. Già, ma cos’è una zanzara? Si tratta ovviamente di un insetto, per la precisione appartenente all’ordine dei ditteri (Diptera, lo stesso ordine delle mosche) e alla famiglia dei culicidi (Culicidae). Non esiste una sola specie di zanzara, ma da noi una delle più comuni è indubbiamente Culex pipiens. Lunga solo pochi millimetri, si tratta di un soggetto piccolo ma terrificante, capace di renderci facilmente le notti insonni. Sembra avere la diabolica abitudine di ronzarci nelle orecchie, ma in realtà la zanzara sta solo saggiando il terreno per capire dove mordere. Perchè non si tratta di una “puntura”, bensì di un morso: le sono sprovviste di pungiglione (che invece hanno api e vespe), ma per forare la nostra pelle usano l’apparato boccale modificato a mo’ di cannuccia. L’obiettivo è prelevare del sangue, che poi la zanzara usa per sviluppare le uova. Eh già, perchè a mordere sono solo le femmine: i maschi si accontentano di suggere liquidi zuccherini dalle piante. Eliminare le ? Oltre alla classica ciabattata (ma non pensate che sia così facile…), occhio all’acqua. La femmina, per deporre le uova, ha bisogno di piccoli depositi di acqua stagnante. Le basta anche un sottovaso. La larva è acquatica, e facendo attenzione a non lasciare acqua in giro eviteremo di ritrovarci con una bella nidiata di in casa o sul balcone. In caso di morso, il prurito è dovuto alla saliva della zanzara, che viene iniettata durante il “prelievo” di sangue e che ha un effetto anticoagulante, leggermente anestetico e in seguito irritante.

Flebotomo

Un altro amicone dell’ è il flebotomo, chiamato comunemente pappatacio (Phlebotomus), un altro dittero della famiglia degli psicodidi (Psychodidae) simile a una zanzara, ma se possibile ancora più piccolo, dal colore chiaro e dall’aspetto peloso. Il suo morso ha effetti simili  a quello della zanzara, ma il flebotomo può portare pericolose malattie agli animali domestici. Sia zanzare che sono insetti che si attivano nel tardo pomeriggio, con un picco di attività al crepuscolo e nella prima parte della notte. Tuttavia la alloctona zanzara tigre (Aedes albopictus), importata accidentalmente dalle zone tropicali in Europa, è particolarmente molesta ed è attiva anche durante il giorno.

La zecca dei boschi, Ixodes ricinus

Altra fida compagna delle estati è la zecca, che -attenzione- non è affatto un insetto. Appartiene alla classe degli aracnidi (Arachnida, la stessa classe di ragni e scorpioni), e le differenze sono evidenti: dalla presenza di quattro paia di zampe (e non tre come negli insetti) alla diversa suddivisione del corpo. Le che più colpiscono l’ sono Ixodes ricinus (comune nei pressi dei boschi o degli allevamenti di ovini e caprini) e Rhipicephalus sanguineus (conosciuta comunemente come “zecca del cane”), e si tratta di animali minuscoli, lunghi mediamente 2 mm, che si attaccano saldamente alla pelle dell’ospite e succhiano lentamente il sangue fino a gonfiarsi. Finito il pasto, che dura alcuni giorni, la zecca si stacca spontaneamente dall’ospite. Il problema è che i morsi di zecca possono portare alcune malattie, fortunatamente poco diffuse dalle nostre parti. Queste creature sostano spesso sugli steli d’erba, a qualche centimetro di altezza dal suolo, pronte ad appendersi ai peli del primo mammifero di passaggio. E’ difficile vederle, ma bastano pochi accorgimenti come l’utilizzo di pantaloni lunghi quando ci si inoltra nella vegetazione. Una volta colta in flagrante una zecca, l’aracnide può essere rimosso con una pinzetta, molto delicatamente, afferrandolo nel punto più vicino alla pelle e facendo attenzione a non schiacciarlo (cosa che provocherebbe il suo rigurgito nella ferita), tirandolo pian piano. Una volta presa la mano, non c’è nulla da temere. Ricordiamoci che i sono fastidiosi, ma fanno parte anch’essi della natura: conoscerli come si deve è il primo passo per farla franca!


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *