È un Odi et Amo per la legge 3/2019

Fonte immagine: ANSA

“La norma sulla prescrizione è giusto che ci sia”. Il premier Conte così ha dichiarato, in merito alla c.d. . Tecnicamente prende il nome di legge 3/2019, fu proposta dal M5S (Alfonso ) ed è già entrata in vigore dallo scorso gennaio. Ad eccezione delle disposizioni di cui al comma uno, lettere d), e) ed f); le quali entreranno in vigore dal primo gennaio del 2020.

Cosa è la legge 3/2019?

La riforma prevede che il corso della prescrizione, rimanga sospeso dopo la sentenza di primo grado. Ovverosia, quella che viene portata avanti dal Tribunale di competenza territoriale, perché ricordiamo che poi vi sono: la sentenza di secondo grado, la quale è un mezzo di impugnazione della precedente sentenza di primo grado; ed infine vi è la sentenza di terzo grado, di chiusura, che viene svolta dalla Corte di Cassazione.

I penalisti non apprezzano la legge

Dal 2 al 6 dicembre 2019, le Camere Penali hanno indetto l’astensione. In quanto, contrari alla legge 3/2019. Anche la forza politica del PD è contraria.

Si è chiesto all’avvocatessa Patriza Di Noto e all’avvocato Riccardo Vinciguerra, del foro di Palermo, il perché di questa astensione. Gli avvocati ritengono che si tratta di un: “provvedimento propagandistico che non solo non risponderà al desiderio di giustizia dei cittadini, ma anzi finirà soltanto per intasare il sistema giudiziario.

Inoltre, la c.d. Imputazione sine die, ovvero senza fine, é tipica degli stati autoritari, e sicuramente mal si sposa con i principi di garanzia e giusto processo sanciti dalla nostra Costituzione.”

La soluzione secondo gli avvocati

Entrambi gli avvocati hanno affermato: “infatti, nonostante il sentire comune imputi la lunghezza dei processi agli avvocati difensori, colpevoli di sfruttare cavilli giuridici soltanto per perdere tempo, le predette lungaggini sono dovute per lo più ai tempi di lavorazione dei fascicoli da parte delle procure e, in generale, del personale amministrativo degli uffici giudiziari, evidentemente in sottorganico.”

La soluzione dunque secondo l’avv.ssa Di Noto e l’avv. Vinciguerra è: “qualora si volesse in concreto intervenire al fine di ridurre i tempi processuali, si dovrebbero incrementare le risorse destinate al sistema giudiziario”.


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