Firenze, inaugurata la mostra “Psichiatria controllo sociale e violazione dei diritti umani”.

Firenze, inaugurata la mostra “Psichiatria controllo sociale e violazione dei diritti umani”.

Giorno 1 aprile è stata inaugurata a Firenze la mostra “Psichiatria controllo sociale e violazione dei diritti umani”, organizzata dal CCDU, che sarà visionabile fino al 10 aprile.

Giorno 1 aprile è stata inaugurata a Firenze la mostra controllo sociale e violazione dei diritti umani”, organizzata dal CCDU, che sarà visionabile fino al 10 aprile.

La mostra, con i suoi 75 pannelli fotografici e i 13 documentari visionabili su 8 monitor diversi, consente al visitatore di ripercorrere 300 anni di storia di trattamenti mentali, partendo dagli esordi in Francia fino ai nostri tempi, prendendo gradualmente coscienza degli errori e orrori psichiatrici.

A tagliare il nastro il Dr. Roberto Cestari, presidente del CCDU Italia. Di grande impatto il suo discorso di apertura, che ha cercato di far comprendere che la psichiatria è un problema che riguarda tutti, anche quando non ci tocca da vicino. Indirettamente il nostro comportamento modifica il corso della storia. L’informazione è un diritto di tutti. Conoscere gli errori della psichiatria è l’unico modo per evitarne futuri. Secondo il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU) il congresso organizzato dall’Associazione Psichiatrica Europea, a Firenze dal 1 al 4 aprile, finirà per far aumentare l’uso di psicofarmaci e per promuovere quella che sembra essere la nuova frontiera della psichiatria: l’uso di elettrodi impiantati nel cervello, alimentati da una micro batteria posta sotto pelle, collegata con sottilissimi fili che percorrono la nuca.

Un vero e proprio controllo delle menti che potrebbe avere gravissime conseguenze sociali.

Tra coloro che hanno parlato, la prof.ssa Vincenza Palmieri, fondatore del Programma Vivere Senza Psicofarmaci, ha detto che da 30 anni ogni giorno famiglie e bambini finiscono in un sistema che risucchia la loro vita a causa dell’uso di psicofarmaci.

Dal suo intervento:

“ La medicalizzazione della scuola e dell’apprendimento, fino a ieri negata, svela la sua vera natura: ufficiale, acclarata, sui canali delle Istituzioni : i genitori, grazie ad un’App promossa dall’Istituto Superiore della Sanità, da Telecom, CNR ed altri soggetti potranno aiutare ad ottenere una diagnosi precoce di dislessia per i propri figli.

Valutati da una App?

Ma perché ciò che è vietato agli adulti è promosso per i piccoli?

Quanto bisogno c’è di ampliare il parco pazienti, pescando in ogni fascia e con ogni mezzo possibile?

E così, dopo aver patologizzato il sistema più bello – il mondo della scuola e della prima parte della vita – ora dovrebbe toccare ai genitori tradire il bisogno di crescita, di evoluzione, di tempo personale ed inalienabile, di gioco, di possibilità di sbagliare, di cadere ed essere aiutato ad alzarsi, di difficoltà graduali, di alfabeto e numeri, di fiducia, che è proprio del sistema familiare. I genitori hanno spesso bisogno di essere aiutati a comprendere, ad ascoltare ed a restituire. Ad un genitore viene chiesta empatia, e di essere accudente, protettivo, capace di sostenere le fasi di crescita.

Quanto può essere deleterio insinuare in un sistema basato prima di tutto sulla fiducia, il fatto che il proprio figlio sia “malato di dislessia”? Se conosciamo, possiamo allertare, allertarci e, soprattutto, non cadere nella rete.”

In considerazione del fatto che la psichiatria è entrata nelle scuole italiane e può entrare nelle nostre case in modo discutibile, ma quasi inevitabile, stando alla situazione attuale, non ci rimane che “prevenire, anziché curare”. Conoscere è l’unico modo per evitare che accada.


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