Il mito degli androgini di Platone

Tra i vari miti appartenenti alla produzione filosofica di Platone ne esiste uno in particolare che tratta l’origine dell’amore : il o di Aristofane. In questo articolo esploreremo insieme questo mito, cercando di coglierne gli aspetti più originali e creando anche dei collegamenti tematici con la Bibbia e la religione indiana.

Questo mito fa parte del dialogo del che è incentrato sul tema dell’amore. In seguito a Fedro, Pausania ed Erissimaco, interviene il poeta comico Aristofane che espone il suo discorso sottoforma di mito. Egli spiega come originariamente esistessero tre generi umani : quello maschile, quello femminile e quello androgino, che aveva caratteristiche maschili e femminili. In particolare gli uomini erano i figli del sole, le donne le figlie della terra mentre gli androgini i figli della luna. Nell’età primitiva, tutti gli uomini avevano una forma rotonda, con quattro braccia, quattro gambe, due volti e quattro orecchie. Essi si muovevano avanti e indietro con movimenti circolari, simulando i movimenti rotatori dei loro genitori. A causa del loro potere che aveva finito per minacciare l’Olimpo, Zeus si consultò con gli altri dei per decidere quale provvedimento punitivo adottare. Dal momento che non sarebbe stato opportuno né annientare gli uomini né tollerare la loro arroganza, Zeus convenne che sarebbe stato più giusto indebolirli e renderli così allo stesso tempo più utili agli stessi dei, dal momento che il loro numero si sarebbe accresciuto. Così decise di dividerli in due “come si tagliano le sorbe per conservarle, o come si taglia un uovo con un filo”, non escludendo la possibilità di una divisione ulteriore. In seguito Zeus chiese ad Apollo di voltare le teste degli uomini primitivi dalla parte ferita dal taglio e di guarire le ferite. Quindi Apollo si accinse a coprire le ferite con la stessa pelle, facendo un nodo al centro del ventre, intorno all’ombelico. Dopo aver modellato con esattezza il petto, Zeus decise di lasciare alcune rughe nella regione del ventre e dell’ombelico, in modo da far serbare agli uomini il ricordo di come erano prima della punizione.

Una volta divisi in due, essi non desideravano altro che cercare la loro metà e finirono per morire di fame e di pigrizia poiché non potevano fare nient’altro senza la loro metà. Mosso da sentimenti di pietà, Zeus decise di trasportare l’apparato riproduttore sulla parte anteriore in modo tale da consentire la procreazione. Aristofane contempla in realtà anche la possibilità dell’amore omosessuale, e in tal caso egli chiarisce come gli esseri umani omosessuali soddisfino il loro desiderio erotico al fine poi di poter concentrarsi sulle loro occupazioni e la loro routine quotidiana. Aristofane spiega così l’origine dell’, del desiderio dell’amore nell’età primitiva. Anche se la guarigione dalla ferita fisica è ad opera di Apollo, in realtà quella spirituale si attua attraverso l’amore che consente a due parti separate di ricongiungersi nell’unità originaria. È interessante notare come Aristofane, nel ribadire il fatto che ogni essere umano abbia assolutamente bisogno dell’altra metà (la cosiddetta anima gemella) per comporre l’unità originaria, si riferisca all’amore umano inteso globalmente in quanto comprendente quello eterosessuale e quello omosessuale. Più precisamente, gli uomini che si innamorano delle donne e le donne che si innamorano degli uomini provengono dal sesso androgino; mentre gli uomini che derivano completamente dal sesso maschile e le donne che provengono interamente da quello femminile appartengono alla categoria degli omosessuali.

A questo punto, Aristofane spiega come la felicità, l’amore e quindi il desiderio di ognuno di noi di completarsi nell’altra metà non siano affatto motivati esclusivamente dall’attrazione sessuale, ma anche da qualcosa che cerchiamo nell’anima della persona amata e che è inesprimibile nonostante lo percepiamo dentro di noi. Nel finale del mito, il poeta comico puntualizza come sia categoricamente importante ottemperare ai doveri nei confronti degli dei e mostrare loro rispetto, dal momento che proprio la superbia umana aveva prodotto come conseguenza la divisione del corpo umano in due metà. Il rispetto nei confronti degli dei è dovuto sia per evitare la divisione ulteriore già minacciata da Zeus sia per godere delle gioie dell’amore. Il mito si chiude con un tributo nei confronti di Eros, il dio dell’amore : Egli ci viene incontro a sollevarci dal nostro stato di infelicità permettendoci di incontrare la nostra metà e raggiungere così la perfezione. Egli inoltre promette di donarci gioia, felicità e speranza per il futuro.

Qui di seguito vi è un’immagine relativa al mito degli androgini, raffigurante la separazione in metà del corpo umano da parte di Zeus :

Myth of androgynous

Il filosofo Giovanni (810 – 877 d.C.) notò come, nei primi tre capitoli della Bibbia, le differenziazioni sessuali fossero conseguenza della caduta dell’essere umano dall’Eden, in seguito al peccato originale. In base a due resoconti della creazione nella Genesi e ad alcuni commentari biblici scritti dal filosofo Philo (25 a.C – 50 d.C.) e Origene (185 – 254 d.C.), la teoria di Scoto Eriugena sulla natura umana comprende due diverse tipologie di umanità : la natura perfetta così com’era prima della caduta dall’Eden e la natura imperfetta dell’uomo in seguito a questo punto di svolta. La seguente citazione di Philo riporta un’idea di base appoggiata pienamente da Scoto Eriugena: “L’essere umano così come è costituito adesso è percettibile ai sensi esterni, presenta delle qualità, consiste di corpo e anima, uomo o donna, dalla natura mortale. Ma l’essere umano, in base all’immagine di Dio, era un’idea, un gene, un sigillo, percettibile solo dall’intelletto ed era incorporeo, né maschio né femmina e dalla natura imperitura”. In particolare, nel capitolo 1.26 della Genesi l’essere umano è descritto in quanto fatto a immagine e somiglianza di Dio ed essere spirituale mentre nel capitolo 2.7 l’essere umano è fatto di fango e quindi è un’entità corporea. Secondo Scoto Eriugena, i Greci sostenevano due versioni di umanità : una indivisibile e universale, molto simile alla natura angelica e senza distinzione tra i due sessi, ed un’altra che era il risultato della premonizione della Caduta del peccato originale. L’idea di natura perfetta umana secondo Scoto eguaglia o addirittura supera quella angelica dal momento che nella Bibbia non è riportato che gli angeli siano fatti a immagine di Dio, a differenza degli uomini. Tale idea la si può riscontrare nella tradizione cristologica che comprende diversi scrittori cristiani, incluso Niccolò Cusano. Mentre l’idea di natura umana decaduta è basata prevalentemente sull’epistemologia neoplatonica. Nel diciassettesimo secolo, il teosofo (1575 – 1624) elaborò una concezione personale di androginia, in cui il Dio Padre era di genere maschile, il Dio figlio di genere femminile mentre Gesù era un perfetto androgino il cui compito era quello di porre rimedio allo stato di squilibrio determinato dalla differenziazione sessuale tra uomini e donne che era scaturita dal peccato originale.

Secondo uno dei più importanti miti hindu, il dio Shiva diviene androgino dopo aver incorporato la moglie Parvati dentro di sè. L’unione di Shiva e Parvati dà origine a (in sanscrito अर्धनारीश्वर e che significa letteralmente il Signore che è metà donna) che rappresenta la sintesi dell’energia maschile e femminile dell’universo, rispettivamente Purusha e Prakriti. In questa unione, lo Shakti, il principio femminile di Dio, è inseparabile da Shiva, il principio maschile divino. L’unione di questi due principi si erge a principio basilare di tutta la creazione. Le prime immagini di questa divinità androgina risalgono al periodo Kushan (105 – 250 d.C.) e si sono evolute e perfezionate nell’età Gupta (250 – 550 d.C.).

Qui di seguito un’immagine della divinità Ardhanarishvara :

Ardhanarishvara

 


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