Infanticidio: Ieri ed Oggi

medea

In tutti gli altri eventi, piena è la donna di paure, e vile contro la forza, e quando vede un ferro; ma quando, invece, offesa è nel suo talamo, cuore non c’è del suo più sanguinario.

Euripide

 

Gianbattista Vico scriveva che la storia è fatta di corsi e ricorsi e che puntualmente si ripete, ma probabilmente a ripetersi non sono solo gli eventi storici, ma in generale le azioni umane, dato che la condotta dell’Uomo, così come il suo cuore, è guidato dalle emozioni, qualunque siano le coordinate storiche e temporali.

Così abilmente il tragediografo greco Euripide tratteggiava l’animo di Medea, devastato dal tradimento di Giasone, la sua ferita era così profonda, che arriva a commettere l’atto più violento ed efferato per una donna e  per una madre: l’!

Uccidere i propri figli per punire il tradimento subito, per negare all’uomo, che un tempo amava, la possibilità di avere un futuro, un’eredità affettiva. Ma Medea purtroppo, è solo la capostipite tragediografa di una vicenda, che arriva ai giorni nostri, a riempire le pagine di cronaca e a sconvolgere le nostre coscienze, basti pensare al caso di Veronica Panariello, di pochi giorni fa, giudicata colpevole di aver ucciso il proprio figlio di 8 anni.

Colpevolisti, innocentisti, giurie medianiche, perizie, miriadi di esperti, questi alcuni elementi della nuova , ma al centro due vittime: il bambino e sua madre, ancora una volta la diade madre-bambino, questa volta macchiata di sangue.

Cosa spinge colei che dà la vita a toglierla in seguito? Una sofferenza enorme, un malessere psicologico smisurato, troppo poco ascoltato, troppo poco preso in considerazione. Quali le responsabilità della società civile?Probabilmente tante, perchè le richieste d’aiuto vanno ascoltate e le famiglie supportate, il sostegno alla genitorialità è un bisogno realmente importante, con ricadute sociali elevatissime.

Quanti nomi ha oggi Medea? Anna Maria, Veronica, Laura, Antonella…potremmo continuare per diverse pagine purtroppo, ma unico il filo che le unisce: donne profondamente disturbate ma anche tanto fragili, che hanno visto nella violenza, l’unica forma di comunicazione


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