La sindrome Disney

La natura è ben diversa da Bambi!

Robin Hood (che io amo alla follia) è il perfetto esempio di animale antropizzato “made in

Quando il buon vecchio Disney, per puntare al successo, capì che doveva scommettere sugli , probabilmente non poteva immaginare quello che sarebbe successo dopo. Comprese le drastiche conseguenze sulla concezione che le persone hanno della . Certo, creare un mondo magico fatto di animaletti morbidosi e coccolosi per la Disney è stato un terno al lotto e ha permesso all’azienda di Topolino di creare un impero. Io stesso sono cresciuto con i classici Disney, con Robin Hood dalle fattezze di volpe, con le trasformazioni in animali ad opera di Merlino ne La Spada nella Roccia, l’amicizia meravigliosa di Red e Toby, la vita di , le disgrazie di Dumbo, le avventure di Simba e così via. E apprezzo enormemente i film Disney, che tante emozioni mi hanno dato e tanto bene mi hanno cresciuto. Tuttavia, una volta cresciuti, bisogna avere il coraggio di distinguere questo meraviglioso mondo magico (ma fittizio) dalla realtà. Gli animali dalle sembianze rotonde e morbide hanno provocato empatia in tutti noi, ma sempre più spesso, ultimamente, si assiste a una vera e propria “disneizzazione” del mondo naturale. Questo significa che sono in molti a cadere dalle nuvole quando vedono un documentario e capiscono come “funziona” la .

Hakuna matata un corno: nella realtà, Timon e Pumbaa sarebbero solo spuntini per Simba

La natura è meravigliosa, un mosaico perfetto dove tutte le specie animali e vegetali sono tessere che tutte assieme creano un’armonia irripetibile e formatasi in milioni e milioni di anni di co-evoluzione. Un miracolo, una poesia. Tuttavia, la natura è anche spietata. Vige la legge del più forte, non ci sono palle. Agli occhi di una persona cresciuta a pane e Bambi, la natura potrebbe sembrare anche un po’ “bastarda”. In natura non esistono animali coccolosi che parlano fra di loro, non esistono prede e predatori che conversano amichevolmente e amabilmente, non esistono quasi mai storie a lieto fine. Se un individuo è debole, soccombe. In natura Bambi, una volta orfano di madre, sarebbe probabilmente morto di stenti in mancanza del latte materno. Suo padre non si sarebbe mai sognato di adottarlo. Nel mondo reale, Simba avrebbe divorato il facocero Pumbaa senza pensarci due volte, e le iene non sarebbero “cattive”. I cani de La Carica dei 101 non avrebbero mai fatto passaparola a suon di ululati per cercare dei , Bagheera la pantera nera avrebbe divorato Mowgli senza esitazioni (pasto gratis), se non ci avesse pensato lei ci avrebbe pensato l’orso Baloo (e vabbè che Il Libro della Giungla non l’ha scritto Disney). I gatti non fanno jazz, nessun topolino si sognerebbe mai di cucire un abito o di partire alla ricerca di bambini perduti. Con questo non voglio dire che le persone credono davvero a queste storielle, ma che l’impero dei film Disney ha manipolato (senza che questo fosse nelle intenzioni del caro, vecchio Walt) le menti delle persone che, anzichè guardare la natura con occhio critico, realistico e meravigliato, preferiscono credere che funzioni tutto come in questi bellissimi film.

Questo può anche provocare disillusioni cocenti, sentimenti distorti di animalismo estremo e danni per il mondo naturale. Persone che cadono dalle nuvole quando vedono una zebra sbranata viva da un leone, o che restano incredule al vedere un gufo che uccide e ingoia un “povero topolino”. Per di più intero. Gente che crede sinceramente che i leoni siano i “buoni” e che le iene siano le “cattive”. Che i predatori siano degli inguaribili bastardi, e che gli animali erbivori siano carini e innocenti. E si torna infine alla storia del lupo cattivo, condannato a priori, o ai cerbiatti trovati acquattati nel bosco (in realtà in attesa della madre) e raccolti perchè chi li trova viene preso da un attacco di empatia e pensa che quel povero cerbiatto (o meglio, quel povero “Bambi”) sia stato abbandonato. Poi, quando queste persone raccolgono il cerbiatto in questione rendendolo di fatto orfano e condannandolo -se va bene- a una vita in cattività, non si rendono nemmeno conto del danno che fanno. Per cui, informiamoci sulla natura “vera” prima di pensare e agire. Evviva i film Disney, ma una volta che scorrono le parole THE END torniamo nel mondo reale. Scopriremo che la natura è infinitamente più meravigliosa di qualunque film!


2 thoughts on “La sindrome Disney

  1. simonetta sarcinella

    Tu dici ” ma che l’impero dei film Disney ha manipolato (senza che questo fosse nelle intenzioni del caro, vecchio Walt) le menti delle persone che, anzichè guardare la natura con occhio critico, realistico e meravigliato, preferiscono credere che funzioni tutto come in questi bellissimi film.” ….non sono così sicura che che non ci fosse intenzionalità…..comunque bellissimo articolo!

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  2. simonetta sarcinella

    Tu dici ” ma che l’impero dei film Disney ha manipolato (senza che questo fosse nelle intenzioni del caro, vecchio Walt) le menti delle persone che, anzichè guardare la natura con occhio critico, realistico e meravigliato, preferiscono credere che funzioni tutto come in questi bellissimi film.” ….non sono così sicura che che non ci fosse intenzionalità…..comunque bellissimo articolo!

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