L’etica in chiave moderna.

La Civetta di Minerva è il simbolo della filosofia
La Civetta di Minerva è il simbolo della filosofia
L’ in chiave moderna. Spunti riflessivi di .
Che cosa analizza l’etica? Perché usiamo questo termine ogni giorno?
Prima di tutto cos’è l’etica e cosa comporta studiarla? Che chiave di letura offre l’etica in visione moderna?
Dobbiamo rispondere a queste domande cercando di non fare confusione e senza essere neanche promotori per una nuova definizione del termine. Dobbiamo chiarire il tutto fornendo però successivi elementi di confronto tra gli uomini.
L’etica è sempre associata a uno dei più grandi filosofi dell’antichità e questi è Aristotele. Il più delle volte, parlando di etica si pensa immediatamente all’Etica Nicomechea del filosofo greco. L’Etica Nicomechea in greco “Ἠθικὰ Νικομάχεια, in altre parole, Ethika Nikomacheia è il primo trattato riconosciuto sia nella storia della filosofia e sia del termine etica, che affronta in maniera filosofica-specifica, il concetto di etica. Il testo è fondamentalmente una serie di appunti del filosofo. Secondo gli ultimi studi sull’etica, il termine Nicomechea, fu inserito dal filosofo in onore del figlio “Nicomaco”. Il testo è diviso da Aristotele in ben “X libri”. Ogni libro studia fedelmente un campo diverso e ne traccia i fondamenti per i posteri. Noterete che il testo sarà influenzato anche dagli studi aristotelici e non mi soffermerò a fare citazioni o cose simili per avvalorare i miei postulati, ma in essi ci saranno certamente le teorie di chi prima di me ha cercato di rispondere alle domande di cui sopra.
Il valore dell’etica
È notizia comune che l’etica radichi il suo significato dal termine greco (ἦθος). Il termine prende valore dalla radice greca “ethos” che significa “il posto da vivere”. Da qui si ha il termine <<ethikos, vale a dire (ἠθικός)>> che significa la “teoria del vivere”.  In essa si accomunano valori di: consuetudine, comportamento, costume. L’etica è anche un campo della “Filosofia” che studia i comportamenti dell’uomo. Distingue questi comportamenti in giusti o sbagliati che siano. Se prendessimo un qualsiasi dizionario della lingua italiana, troveremo alla voce etica: <<ricerca di ciò che è bene per l’uomo e di ciò che è giusto. Modo di comportarsi in conformità a ciò che ciascuno ritiene sia la cosa più giusta>>.  Aristotele a suo modo la inserì nelle scienze che derivano dopo la fisica, vale a dire, <<in greco: Μετά τα φυσικά – metà ta physikà, ma anche ”di là dalle cose fisiche” s’intende una serie di trattati scritti da Aristotele intorno al V secolo a.C.>> Bisogna però anche dire che per Aristotele, ogni disciplina a cui dedicò del tempo e degli immensi studi, rappresentava una scienza prettamente detta. Fu così anche per il campo dell’etica. L’etica però sin dai tempi del filosofo greco ha stimolato la sapienza di ogni singolo individuo. D’altronde l’etica è quella parte della filosofia che ha per oggetto la determinazione della condotta umana. In essa vi sono anche i mezzi che servano per rendere questa sua condizione ancor più concreta. L’etica, a mio avviso, ha sempre rappresentato quei valori che s’identificano nei problemi che noi tutti affrontiamo nella vita di tutti i giorni. L’etica è quell’ente disciplinare che riesce a formare le fasi morali che non si dividono dal significato che le è dato dal valore sociale che pone l’uomo in primo piano. Si ha sempre una chiave legata alla moralità che pone l’accento su qui valori che spesso sono dettate da norme ben delineate e non da leggi ben determinate. Il più delle volte sono le norme che hanno il sopravvento sulle leggi che noi tutti identifichiamo nella legge di diritto. Infatti, a volte, una “norma” che è ampiamente utilizzata come azione da parte di tutti ed essa può essere sia positiva e sia negativa, è sempre più accolta a cospetto di una legge di diritto che è visto come se fosse un ostacolo da schivare. Basta guardare all’interno delle nostre società dove tutti ci comportiamo secondo “norme” che sono seguite da tutti gli abitanti o quasi tutti della terra. Nell’azione secondo norme si accostano più persone che la pensano allo stesso modo e insieme formano quell’ente definito “massa” che insegue senza neanche capire perché, la norma prettamente detta. L’agire comune dell’uomo forma quei valori che diventano norme di primaria necessità agli occhi di tutti e per converso l’opinione pubblica si schiera a favore di tale sollecitazione. C’è da dire che l’etica è sempre stata la fonte primaria di ogni sapere umano e tramite quest’ente ha saputo giudicarsi e capire anche i suoi sbagli che la storia ha documentato. Grazie all’etica e i suoi valori sì è riuscito a ottimizzare al meglio le risorse dell’uomo che tuttavia cerca sempre in qualunque momento di scavalcare la sua stessa natura, negando anche a se stesso, che è egli stessa natura.
L’etica è moralità
La moralità sta alla base di ogni percezione dell’uomo ed egli affronta la sua azione e il suo agire tramite essa. Infatti, la morale è per definizione «diretta norma la quale l’uomo agisce». Tutto è posto nell’uomo secondo un effettivo credo morale. L’uomo vive freneticamente alla presenza della sua visione morale. E di conseguenza in base alla sua moralità agisce. Il tutto però è dovuto ai suoi comportamenti giornalieri mentre vive la sua normale routine. A volte questi comportamenti sono dettati anche dal considerare un’azione che può essere vista sia giusta e sia sbagliata. Detto questo, c’è da dire che il termine morale deriva dal sostantivo latino “moràlia” che lo fa coincidere con l’etica. Ad ogni modo la legge morale che attanaglia da sempre l’uomo è stata anche definita come se fosse l’oggetto dell’etica. Per converso, tra il concetto di etica e quello di morale non ci può essere a mio avviso disunione ma solo un’unione verso un unico obiettivo, ossia, capire lo stadio dei comportamenti dell’uomo. L’etica studia quelle che sono le virtù dell’uomo che Aristotele annoverava in: 1- intellettiva (dianoetica) che bramava l’esercizio della “ratio essenti”; 2- morale (etica) che indicava il dominio delle ragioni sulle coscienze sensibili. In effetti, Aristotele non sbagliava e ci ha offerto una visione cosciente del problema anche nei nostri giorni. Tutti noi abbiamo a che fare con la nostra coscienza che ci compila le domande cui ogni giorno dobbiamo darle una risposta. La morale è quella legge prettamente detta che ci condiziona la nostra esistenza. Essa è una condizione non tangibile ma tecnicamente probabile. Non è tangibile poiché essa è come tra l’altro annovera il grande Aristotele, avviene dopo la fisica, ossia dopo tutto ciò che è nato da materia e da una sostanza. La morale non è un ente che tocchiamo con mano, ma essa è un’essenza della nostra vita. Essa è una guida spirituale del nostro cammino di vita, è quello che Spinoza chiamava “Deus Sive Nature”, è quell’ente che per i presocratici era l’arché (dal greco ἀρχή), in altre parole, il principio originario del tutto.
L’etica è condizione dell’uomo
Alla fine dello studio sull’etica, sono arrivato alla conclusione che essa sia l’ente che condiziona l’esistenza dell’uomo. Perché dico questo? Non bisogna più pensare a un’etica tecnicamente arcaica con l’accesso solo a chi vuole cimentarsi in tale amplesso dell’uomo. Bisogna spostare il giudizio sull’etica ai nostri giorni. Basta girarsi intorno per capire cosa ha costruito l’uomo in questi anni. Insomma bisogna dare uno sguardo moderno del problema. Per farla in breve, io credo che il concetto di “ethos” e di tutti i suoi derivati è da sempre associato allo studio dei grandi pensatori che diedero lustro al mondo umano. Il mio intento qui è quello, però, di spostare l’orizzonte della ricerca verso un altro aspetto che è il più fondamentale di tutti. L’uomo è artefice e carnefice della sua stessa visione morale. Egli è fautore di quel principio-fondamento che oggi si ravvede nel concetto d’interesse e in esso, trova la sua giusta sistemazione. In effetti, io credo che: <<L’interesse è l’arché dell’inconcepibile umano>>. Tutto ruota attraverso tale termine e tutto è condizionato dall’interesse. Si ama per interesse, si sta in compagnia per interesse, si studia per interesse, si esce con gli amici per interesse. Si guarda verso la società civile e soprattutto verso la politica con interesse. Se la società civile ci offre qualcosa e la politica anche, allora ci accostiamo ad essi, altrimenti diciamo che non ci interessano perché non ci guadagniamo niente. L’interesse muove tutto e smuove ogni passo della nostra vita.  Oggi di tali aspetti è detentrice la “massa” che ha il primato e manipola la menti di tutti. In tal caso, questi aspetti sin qui studiati, si trasformano in una manifestazione che trova il culmine nell’enunciazioni di luoghi comuni. Il più delle volte non si riconosce neanche la provenienza di questi luoghi comuni ma si annoverano sbandierandoli come se fossero il trionfo più grande della nostra vita. Per capirci meglio. A oggi non è etico cimentarsi nelle problematiche che accomunano l’uomo per cercare di raccogliere i frutti migliori e aspettare la fioritura per raccoglierli e crescere il fabbisogno che ogni uomo aspetta. Oggi non è etico andare contro quel “mainstream” che è ormai un fenomeno dilagante del nostro tempo. Oggi non è etico formulare uno “stream of consciousness” che possa scavalcare una diaspora tra un mondo irrisorio e un mondo conoscitivo. Oggi invece conta prendersi il cellulare all’ultimo “grido”, la scarpa all’ultima moda, vestirsi seguendo le “style” del momento e inseguendo miti televisivi e programmi televisivi che hanno solo il compito di intrattenere e non di dare al pubblico un servizio utile. Ciò che è più facile dire è che l’uomo ha perso la bussola della sua vita e del suo tempo e non riesce più a ottimizzare al meglio quelle che sono le sue più ovvie necessità che da sempre hanno stimolato la sua esistenza. Guardiamoci attorno e capiremo che forse è ora di cambiare il “trand” che l’uomo si è posto vivendo il suo tempo nell’era odierna.
                                                                                                                                                                             Articolo a cura di Alessandro Bagnato

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