Razzismo nel calcio: caso Juan Jesus

Nelle ultime settimane è stata resa nota la vicenda che ha coinvolto il difensore centrale della Roma Juan Jesus, vittima di pesanti insulti a sfondo razzista.
Cos’è realmente il razzismo?
Per razzismo si intende la discriminazione nei confronti di un soggetto a causa del colore della pelle, della nazionalità oppure ancora dell’orientamento sessuale o politico.

Ma nel 2019 è possibile che si parli ancora di un tale fenomeno di razzismo?
Negli ultimi anni ci sono stati numerosi giocatori presi di mira a causa del proprio colore della pelle e quindi investitI da pesanti insulti e fischi, tra i più recenti quelli di Romelu Lukaku a Cagliari o di Moise Kean e altri ancora.
Oggi, sulla carta, appare impensabile che l’uomo sia ancora in grado di rendersi protagonista di tali eventi.
Proprio perché i colpevoli di tali eventi razzisti non sono altro che soggetti con poca materia grigia, soggetti che godono della sofferenza altrui. Perché qualsiasi giocatore, qualsiasi uomo, non riuscirebbe a giocatore e a non pensare a quel suono così frustrante.
Perché dietro quei calciatori tanto amati quando odiati nei social ci sono degli uomini in carne ed ossa, con una propria coscienza e debolezze.

Nella storia dell’uomo ci sono stati avvenimenti razzisti che hanno segnato la storia dell’intera umanità, proprio per questo sembra assurdo che l’uomo non abbia ancora imparato a rispettare il prossimo.
Non sarebbe meglio se l’uomo si occupasse dei veri problemi dell’umanità?
Il razzismo all’interno degli stadi di è un problema che affligge quasi tutti i paesi del mondo, dal più industrializzato al meno sviluppato. Proprio per questo, le persone razziste spesso sono individui con una vita apparentemente normale, con un lavoro ed una famiglia, ma che la domenica si trasformano in veri e propri animali da circo.
Uno dei possibili rimedi a questo problema potrebbe essere vietare ai colpevoli di entrare allo stadio. Esattamente così la Roma ha deciso di punire il proprio ‘tifoso’, se così si può definire, perché un uomo che insulta un proprio calciatore per una partita andata storta può essere di tutto fuorché un tifoso, ordinando il daspo, ovvero l’espulsione immediata del soggetto dal proprio impianto calcistico.

Dopo la vicenda del centrale brasiliano della Roma, è intervenuto anche il premier Giuseppe Conte, ciò a dimostrare anche una particolare avversità nei confronti del razzismo anche dai ‘piani alti’.
A dare un input a determinati comportamenti ha contribuito la situazione migrazione degli ultimi tempi, ma ciò non deve essere minimamente una scusa, con la speranza che in futuro ci possa essere un calcio sempre più pulito, libero da certe oscenità e da certi individui.
Il calcio è uno meraviglioso e il tifoso non dovrebbe assumere questi comportamenti ma dovrebbe sostenere la propria squadra del cuore contribuendo ad innalzare la bellezza di questo che regala emozioni indescrivibili.


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