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Home Cultura

Siamo davvero liberi di essere?

Riflessioni sul libero arbitrio...

Davide Morelli by Davide Morelli
2 anni ago
in Cultura, Filosofia
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Siamo davvero liberi di essere?

 

Siamo davvero liberi di essere? Siamo massimalisti e minimalisti esistenziali, no limits e limitati, conformisti e anticonformisti, pornografi e moralisti, giovanilisti e gerontocrati, poveri e ricchi, belli e brutti, salutisti e autodistruttivi, malati e sani, sensibili e insensibili, estroversi e introversi, sadici e masochisti, onesti e disonesti, buoni e cattivi, razzisti e antirazzisti, solidali ed egoisti, informati e disinformati, colti e incolti, soddisfatti e insoddisfatti, maniacali e depressi, ossessivi e ossessionati, religiosi e atei, materialisti e spiritualisti, ironici e seriosi, vittime e carnefici, innocenti e colpevoli, schiavi e padroni, ecologisti e inquinatori, intelligenti e stupidi, scolarizzati e autodidatti, di successo e falliti, curati e trasandati, esterofili e nazionalisti, influencer e influenced, dipendenti e autonomi, tradizionalisti e avveniristi, trasgressivi e sessuofobici, complessi e semplici, leggeri e profondi, permalosi e indifferenti, aggressivi e docili, violenti e pacifici, falsi e sinceri, pluriorgasmici e asessuati, terzomondisti e primomondisti, conservatori e progressisti, democratici e antidemocratici, permissivi e autoritari, fluidi e etero, connessi e disconnessi, attivisti politici e astensionisti, voyeur ed esibizionisti, riservati e pettegoli, passatisti e futuristi, maestri e discepoli, partecipi e menefreghisti, solitari e compagnoni, single e sposati, famosi e anonimi, presenzialisti e assenteisti, stakanovisti e nullafacenti, doppiolavoristi e disoccupati, superficiali e profondi. Potremmo continuare all’infinito con le dicotomie, con i sinonimi e i contrari, mentre in realtà ci sono molte sfumature e gradualità. Secondo la psicologia della personalità e delle differenze individuali esiste un’ampissima gamma di modi d’essere e di comportamenti umani. Ma potremmo affermare con Pirandello che siamo tutti uno, nessuno e centomila, perché esistono anche molte subpersonalità e le identità di noi esseri umani sono sempre più sfaccettate, plurime, complesse, sfuggenti al mondo d’oggi. Ma premesso tutto ciò, indipendentemente da quello che siamo, siamo davvero liberi di essere? Si può davvero essere sé stessi?

Per essere sé stessi bisogna conoscere sé stessi. Ma fin quanto è possibile? Per diventare ciò che si è, come voleva Nietzsche, bisogna essere consapevoli di ciò che si è. Siamo davvero liberi di essere? Essere sé stessi presuppone una libertà interiore che non tutti possono permettersi, che non tutti sono capaci di avere. Siamo davvero liberi di essere, se il fine giustifica i mezzi, ma il fine è diventato il profitto e il mezzo l’uomo? Siamo davvero liberi di essere, se la stragrande maggioranza di noi inferiscono ciò che sono gli altri dal loro aspetto, dalla loro immagine? Siamo davvero liberi di essere, se, come scrive Rousseau, “l’uomo è nato libero e ovunque è in catene” e deve perciò barattare un poco di libertà per la sicurezza, deve quindi essere assoggettato dallo Stato? Il concetto di libertà racchiude svariate valenze e sfaccettature. La massima che più comunemente si usa ripetere a proposito è “la tua libertà finisce dove inizia quella degli altri”. Di solito si distingue tra libertà di agire e libertà di volere, tenendo ben presente che da Rousseau in poi la libertà individuale è circoscritta dalle leggi, che comunque i cittadini si sono dati e che comunque c’è un’ampia gamma di azioni libere, non regolamentate da nessuna norma, come evidenziava Hobbes. Ma è ingenuo poter credere di incasellare in definizioni di qualsiasi sorta la libertà. Non a caso è scaturito in filosofia il paradosso dello schiavo contento, ovvero il fatto che uno schiavo contento secondo alcune definizioni potrebbe sembrare una persona libera. Inoltre, detto in parole povere, anche la libertà potrebbe rivelarsi un gioco a somma zero e se Tizio ha la possibilità di scelta in un determinato settore significa che Caio non ce l’ha. Siamo davvero liberi di essere? Mac Callum ad esempio sostiene che bisogna pensare alla libertà da invece che alla libertà di: ad esempio libertà da certi condizionamenti esterni piuttosto che libertà di fare determinate cose. Esistono diversi tipi di libertà individuale: la libertà di pensiero, la libertà di espressione, la libertà di azione, etc etc. Siamo davvero liberi di essere? E poi essere sé stessi o accettare compromessi sociali fino a snaturarsi? Ma conosciamo veramente noi stessi per essere noi stessi? L’autoconoscenza non è così scontata come si pensa! Siamo fatti tutti allo stesso modo? Oppure ognuno è fatto a modo suo? Esiste un nucleo inalterabile della nostra personalità? La nostra personalità di base è statica? Si può cambiare? Quanto si può cambiare? Eppure con sicurezza diciamo di tizio o caio: “è troppo cambiato oppure è rimasto quello d’un tempo”. Ci vuole un percorso psicoterapico a lungo termine per cambiare? Solo i traumi e il dolore ci cambiano? E le gioie invece quanto ci cambiano? Bisogna essere dei camaleonti e cambiare con le mode oppure la coerenza premia ancora? Per la psicologia contemporanea esiste un io statico e un io dinamico, ma la psicologia non ci dice scientificamente quali sono i tratti stabili e quelli che possono cambiare. Gli animali hanno comportamenti istintivi o innati, come il ragno che fa la tela, come gli uccelli che migrano. Nell’uomo ci sono soprattutto comportamenti appresi, eppure Chomsky e la neuropsicologia ci insegnano che il linguaggio è innato nell’uomo, che la nostra specie è predisposta per il linguaggio, che abbiamo l’area di Broca e l’area di Wernicke, senza le quali non potremmo parlare. E c’è da chiedersi quanto c’è di prettamente individuale e quanto di sociale in ogni comportamento umano, considerando il fatto che la nostra identità è prima di tutto sociale per Tajfel. Ogni modo di essere è un insieme di atteggiamenti, opinioni, comportamenti, pensieri, ricordi, sensazioni, impressioni. Atteggiamenti e opinioni talvolta come nel caso di pregiudizi e stereotipi si formano in modo emotivo e inconsapevole, persino se ci guardiamo bene dentro. Siamo davvero liberi di essere? Cerchiamo di conoscere atteggiamenti, opinioni, pensieri altrui per prevedere i loro comportamenti, ma la psicologia sociale ha dimostrato scientificamente che può esistere una certa discrepanza tra atteggiamento e comportamento e che non sempre c’è una consequenzialità diretta. Cosa significa essere sé stessi? È un’espressione molto vaga, che vuol dire tutto o niente. Chi è che stabilisce come siamo e con quale grado di accuratezza? Ci conosciamo ad esempio meglio noi oppure ci conoscono meglio gli altri? Dire “io sono” è difficile. Si finisce in un circolo vizioso, in un paradosso filosofico, nel soggetto che si autopredica, come un ateniese che afferma che tutti gli ateniesi sono bugiardi. Socialmente anche gli altri quando credono di sapere come siamo possono finire in un paradosso della psicologia, ovvero quello della profezia che si autoavvera. Siamo davvero noi stessi? Siamo davvero liberi di essere? È davvero possibile essere sé stessi? Zimbardo, per quanto da alcuni il suo esperimento di Stanford sia stato contestato e non ritenuto scientificamente valido, ha dimostrato ad esempio quanto l’aggressività dipenda dal contesto esterno più che da disposizioni interne, quindi dal soggetto, e anche quanto il ruolo sociale (essere una guardia o un detenuto ad esempio) determini certi comportamenti individuali, molto più della volontà del soggetto. Guccini cantava: “Ma quali scelte hai fatto in piena libertà?”

Per alcuni psicologi esiste il determinismo neurobiologico, sociale, massmediatico. Esiste anche un determinismo biografico? Per la psicanalisi noi siamo sopratutto il frutto delle nostre relazioni parentali nella prima infanzia. Non agiamo forse in base alla nostra esperienza, al nostro passato, talvolta non imparando niente e ricadendo nei soliti errori? Esiste un risicato margine di libertà?

Gide con “I sotterranei del Vaticano” e Dostoevskij con “Delitto e castigo” narrano delitti immotivati e descrivono “l’atto gratuito”. Siamo indeterminati quindi, come vorrebbe Debenedetti, che fa un’analogia tra microfisica e letteratura, commemorando “il personaggio uomo”? Siamo indeterminati quindi come elettroni di cui non si riesce a sapere contemporaneamente la posizione e la velocità, come scoprì Heisenberg? E per noi esseri umani vale anche il principio di complementarità di Bohr e nessuno sa se siamo veramente onde o corpuscoli? Nessuno sa quindi con certezza chi siamo, se siamo veramente? E il libero arbitrio è forse un’illusione? Ma il genere umano potrebbe veramente accettare un mondo in cui non esiste il libero arbitrio? Il libero arbitrio è un’illusione necessaria per la sopravvivenza della specie? E se questa realtà fosse solo illusione, come credono i buddhisti? L’esperimento di Libet ci informa che la preparazione del movimento del nostro cervello si verifica circa 300 millisecondi prima della coscienza di prendere la decisione di fare quel movimento. Detto in parole povere una parte del nostro cervello agirebbe prima della nostra volontà cosciente. Questo ci dice in estrema sintesi e semplificando l’esperimento di Libet.

L’esperimento è stato ripetuto ed è stato confermato il risultato. Quindi non siamo liberi? Certe nostre scelte sono inconsce? Alcuni credono che l’esperimento di Libet abbia dimostrato l’inesistenza del libero arbitrio a livello neurofisiologico, ma sono anche state fatte molte critiche a questa ricerca scientifica. Diciamo che ci sono varie interpretazioni all’esperimento di Libet. Siamo davvero liberi di essere? Un conto è sentirsi, pensarsi, credersi liberi e un altro è esserlo veramente! Diciamo che noi pensiamo e crediamo di essere liberi quando nessuno ci costringe, ci impone o ci condiziona. Ma siamo davvero liberi d’essere, visto e considerato che ci sono sempre molti condizionamenti e influenze esterne? Il piacere, il dovere, il sogno, il pensiero, il comportamento sono agiti anche da forze esterne, a cui soccombiamo. Ci illudiamo spesso di essere liberi perché non siamo consapevoli totalmente di tutte le cause esterne che ci determinano. E poi cosa intendiamo per libertà? Intendiamo il volere soltanto dell’io? Quindi il nostro inconscio e il Super-Ego, ammessa e non concessa la struttura tripartita della psiche secondo Freud, non sono espressione di vera libertà e sono le prime forze che ci condizionano? Ma potremmo anche pensare di essere determinati, sottovalutando e sottostimando il nostro ampio margine di libertà. Siamo davvero liberi di essere? In realtà nessuno lo sa con certezza. E se la vera libertà consistesse proprio nello scegliere di pensare se siamo determinati o liberi? Per gli antichi greci esisteva il Fato. Secondo il cristianesimo, il buddismo, l’islamismo esiste la libertà umana. Secondo i protestanti siamo tutti predestinati e quindi determinati da Dio. Lutero parlava di servo arbitrio e non di libero arbitrio. Platone ci insegna che Dio è innocente e siamo noi i responsabili delle nostre cattive azioni. Per Vico libertà è liberazione dai falsi idoli comuni. Per Spinoza il rapporto tra libertà e necessità è problematico e l’unico essere veramente privo di necessità è Dio, che non ha alcuna costrizione. Spinoza scrive che qualcosa è libero se non è determinato da nessuna causa e da ciò si deduce che l’uomo non è libero. In Kant l’imperativo categorico (se puoi, allora devi) presuppone la libertà interiore, anche se limitata. Per gli esistenzialisti esiste addirittura l’angoscia della scelta. Neanche la scienza ci dà risposte univoche, certe. Secondo gli informatici gli algoritmi e l’intelligenza artificiale possono prevedere il comportamento umano. Secondo la psicologia e il neuromarketing il comportamento dei consumatori si può prevedere dai loro tratti di personalità. Per alcuni psicologi ognuno ha una dipendenza e l’unica libertà è quella di scegliersi la propria, mentre per altri ogni dipendenza dipende dalla personalità e quindi soprattutto da fattori ereditari, sociali, biografici che per l’appunto non dipendono da noi. Neanche la fisica ci dà certezze in merito. Per Laplace (con il suo demone), per Newton, Per Einstein (“Dio non gioca a dadi con l’universo”) esiste un preciso nesso di causa ed effetto e tutto “il presente è effetto del passato e causa del futuro”, come scriveva Laplace. Per la meccanica quantistica tutto dipende dalla probabilità, non ci sono certezze e non sempre possiamo sapere le conseguenze. Secondo la teoria del caos esiste “l’effetto farfalla”, cioè una causa piccolissima, infinitesimale può determinare effetti di grande portata e imprevedibili. Per la filosofia occidentale non solo non sappiamo se siamo davvero liberi di essere, ma esiste il sospetto fondato che tutto sia fugace, che tutto sia eterno divenire, che tutto e tutti finiscano nel niente, come vuole il nichilismo, che pervade buona parte del pensiero occidentale. Infine siamo davvero liberi di essere se nei momenti cruciali, nei cosiddetti istanti decisivi avvertiamo che Qualcosa o Qualcuno (che sia il caos, la fortuna, il caso, l’assurdo, Dio non lo sappiamo) ci trascende e ci supera e il cui disegno ci risulta incomprensibile e imperscrutabile?

 

 

 

 

 

Tags: DeterminismoIndeterminismoLiberi di scegliereLibero arbitrioLibero arbitrio o determinismoLibertà di essereLibertà individuale
Davide Morelli

Davide Morelli

Nato a Pontedera nel 1972. Laureato in psicologia. Collaboratore di testate giornalistiche online, blog culturali, riviste letterarie. Collaboratore della Ali Ribelli Edizioni.

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