Tutti siamo perennemente alla ricerca
Il mare di ghiaccio è un avvincente dipinto di Friedrich datato 1823-1824.
Una narrazione completa e concitata di un incidente navale.
Un incidente non solo meccanico o umano.
Ma si può persino parlare di una controversia tra uomo e natura.
L’uomo tracotante e borioso per contratto si crede al di sopra di tutto e di tutti.
Come se disponesse di un benestare divino.
È per questa ragione Che la natura stessa se la lega al dito e si ribella.
Il quadro rappresenta dunque l’esito finale di uno scontro tra paesaggio marittimo ed essere umano.
In primo piano con colori più intensi ci sono i rottami dell’imbarcazione.
Mentre sullo sfondo a tinte tenui l’azzurro del mare va dolcemente abbracciando il cielo complice e spettatore.
Si assiste quindi ad una commovente partecipazione del paesaggio alla drammaticità del dolore dell’essere umano
Mentre nell’opera Viandante sul mare di nebbia; Friedrich va descrivendo il momento catartico in cui il nostro spirito va anelando all’infinito.
Si cerca disperatamente di rispondere senza drammi a quelle domande insospettabili che pongono l’accento sulle verità più intime.
Una figura maschile e giovane posta di spalle che si trova sopra di un burrone e mira malinconicamente l’orizzonte.
È un mistico idilio tra IO e NON IO per una sana e genuina presa di coscienza di sè.
Si compie un viaggio dell’esistenzialismo dove un uomo curioso ed avventuriero cerca disperatamente di fare pace con il mondo.
In pratica c’è il vano tentativo di sublimare una specie di incontro al vertice tra individualità e coscienza.
Insomma questi due dipinti di Caspar Friedrich diventano per gli estimatori più competenti degli enormi specchi rivelatori.
È cioè strumenti in grado di leggere in modo attento il proprio essere interiore e la medesima contingenza.
Siamo senza ombra di dubbio nel pieno dell’Idealismo di fichte ed Hegel.





