Siria una guerra senza fine, Erdogan minaccia l’UE.

La Siria una nazione devastata da continui conflitti, che dal 15 marzo 2011 non ha visto più un singolo mese o giorno di pace. Famiglie devastate dal dolore di aver perso i propri cari e di aver lasciato le proprie case. Questa nazione qualche decennio fa prosperava ed era una meta turistica molto apprezzata. Oggi non è altro che distruzione, molti si chiedono il perché di tutto ciò. Ebbene tutto ha inizio con una semplice protesta per eliminare quel sistema monopartitico, che fin dal 2000 vide al potere Bashar al – Assad e che ancora oggi è al Governo. Bashar al – Assad è l’attuale presidente di questa nazione che un tempo splendeva, nonché segretario del partito politico Ba’th.

Bashar al – Assad

Gli schieramenti

La protesta fu avviata da chi era contro il governo Assad, ovvero, dai c.d. ribelli appoggiati da Stati Uniti d’America, Francia e Russia (fino al 2018). Successivamente si unirono o meglio approfittarono di questa situazione instabile della società e presero parte i gruppi fondamentalisti. Quest’ultimi perseguivano l’obiettivo di instaurare la Shari’a in Siria ed in seguito vennero appoggiati da nazioni come l’Arabia Saudita e il Qatar. Infine Assad ottenne il supporto da Russia, Iran, Cina e Corea del Nord.

Gli scontri e le vittime

La città in cui ebbe inizio la guerra siriana è Homs, definita la capitale della rivoluzione in cui vi furono le prime vittime in assoluto. Il 15 Marzo 2011 persero la vita 37 soldati dell’esercito regolare siriano, in seguito ad un attacco da parte dei ribelli contro il governo Assad. Homs tra l’altro è nota a livello internazionale perché nella suddetta città perse la vita la giornalista Marie Colvin (2012), alla quale è stato dedicato un film ‘A private war’.

Il 2012 è l’anno che vede le prime vittime fra i civili, con due stragi provocate dalla reazione del governo Assad per il precedente attacco subito.

  • La prima è la strage di Hula, la quale conta 108 vittime tutti civili;
  • La seconda è la strage di Al – Qubeir, in cui vi furono 78 vittime sempre e solo civili.

Il governo Assad per le stragi appena elencate, si servì e si serve ancora ora di c.d. gruppi shabiha. Quest’ultimi composti da giovani legati alla criminalità. Inoltre nelle stragi di Hula e di Al – Qubeir vennero utilizzati per la prima volta degli elicotteri, questo spiega le numerosissime vittime. Al verificarsi delle due terribili vicende, gli Stati Uniti d’America avviano il programma segreto Timber Sycamore che fornì finanziamenti e armi ai ribelli. Il 15 Luglio 2012 vi è un’altra battaglia molto importante, la battaglia di Damasco in cui vi fu la prima sconfitta per i ribelli, nonché l’esercito siriano libero. Quest’ultimo contrattacca con l’attentato al quartier generale della Sicurezza Nazionale. Pochi giorni dopo ci sarà la battaglia di Aleppo, il 19 Luglio.

2013

La prima conquista dei gruppi jihadisti avviene con l’attacco alla base militare di Taftanaz, una delle più grandi del nord del paese, l’11 Gennaio 2013. Il 3 e il 6 Marzo le forze jihadiste conquistano Raqqa, utilizzando diverse autobombe che provocano 80 morti tutti civili. Nello stesso anno a Luglio viene ucciso il comandante dell’ESL. Il 21 Agosto avviene il più grande sterminio della Ghouta, il quale causerà più di 1.729 vittime tra civili e non. Dunque, sterminio causato dall’uso di armi chimiche da parte del governo Assad. In verità secondo alcune fonti questo attacco venne ordinato dalla Turchia, per spingere gli Stati Uniti d’America ad un immediato intervento sul campo.

2014

Il 9 Giugno 2014 ISIS entra a Mosul, altra vicenda molto particolare quest’ultima. In quanto l’esercito regolare iracheno non oppone alcuna resistenza, ma semplicemente abbandona la città. Così il Daesh (ISIS) avrà l’accesso alle armi dell’esercito iracheno e col saccheggiò delle banche cittadine ricaverà la somma di ben 429.000.000 di dollari. Inoltre i terroristi dello Stato Islamico liberarono 2.400 detenuti, i quali si unirono alla loro milizia. Il 29 Giugno 2014 Abu Bakr al – Baghdadi annuncia il califfato (forma di governo monarchico sunnita).

2015 – 2016

Maggio 2015 prendono parte al conflitto i curdi, avanzando contro l’ISIS ad Hassakè . Sempre i curdi il 5 Febbraio 2016 attaccano una parte di Aleppo, appartenente fino a prova contraria ai ribelli. Una volta sconfitti quest’ultimi, i curdi rimarranno neutrali verso il governo Assad. Così le forze governative riconquistano Aleppo e un piccolo quartiere rimarrà sotto il controllo dei curdi.

2017 – 2018

Il 19 Luglio 2017 Trump bloccherà l’operazione Timber Sycamore. Mentre il 20 Novembre vi è la sconfitta del califfato nero e le forze governative conquistano Abu Kamal.

L’8 Aprile del 2018 ancora una volta le forze governative utilizzano armi chimiche sui ribelli, nella città di Douma. Qualche giorno dopo, precisamente il 14 Aprile Stati Uniti, Francia e Regno Unito lanciano missili contro le forze del governo Assad. L’obiettivo di questi attacchi erano i siti in cui venivano prodotte le armi chimiche, ma l’attacco fatto dagli “occidentali” non causò alcuna vittima e le basi colpite erano già state abbandonate da tempo.

Oggi…

Infine nella giornata di ieri 9 Ottobre 2019 viene dichiarato dal presidente degli States Donald Trump il ritiro delle forze americane dal territorio siriano. Ed ecco che entra in gioco la Turchia doppiogiochista, che inizialmente fino al 2014 supporterà i ribelli, successivamente supporterà il governo Assad. Il presidente Erdogan stamani ha ordinato la prima avanzata contro i curdi per l’operazione “Fonte di pace”, iniziata per conquistare le zone che hanno in mano i curdi, ovvero, il confine tra la Siria e la Turchia. L’obiettivo del presidente turco è quello di creare una zona cuscinetto nel confine appena citato, per favorire il passaggio dei profughi. Inoltre qualche ora fa Erdogan ha minacciato l’UE: “se intervenite lascerò passare 4.000.000 di profughi”.

Ecco il confine

Nella giornata di oggi sono stati già colpiti 181 obiettivi dei curdi, causando le prime 15 vittime di cui la maggior parte civili. Erdogan definisce i curdi “terroristi”, si sa nelle guerre non esistono né i buoni né i cattivi. Ma definirli terroristi è alquanto errato, anzi l’attacco della Turchia potrebbe causare una riorganizzazione più rapida dell’ISIS. E quindi il terrore continua. Il ministro degli affari esteri Di Maio ha convocato l’ambasciatore turco per il 15 ottobre. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è detto contrario all’intervento della Turchia e auspica ad un dialogo politico.

Vittime civili coinvolti dal 2011 ad oggi sono 200.000 (solo quelli dichiarati).


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *