i social rendono soli

Questa volta si sono riuniti gli psicologi di mezzo mondo, e hanno analizzato il comportamento degli utenti dei social network praticamente una grossa fetta che arriva fino a toccare quasi il 76% della popolazione, i risultati sono abbastanza allarmanti, perché risulta che i social non fanno altro che risolare dalla realtà la maggior parte degli utenti.

Quelli che risentono molto l’isolamento dalla realtà sembrano essere i più giovani gli adolescenti fino ai 25 anni, sono quelli che preferiscono arriva verso le a casa comodamente davanti al pc allo smartphone, comunicando virtualmente con i propri amici virtuali piuttosto che magari uscire e andare a divertirsi fisicamente nella realtà a divertirsi con gli amici nella quotidianità.

Quando questi soggetti invece si ritrovano nella routine quotidiana, condividere uno spaccato di vita propria, con i propri simili, secondo questa ricerca, comunque sia i soggetti preferirebbero continuare a comunicare con i social, stando di fronte allo schermo del loro smartphone, rimanendo molto spesso in silenzio.

Questo comportamento può provocare sicuramente apatia, e dissociamento della vita reale, a quella virtuale.

E dato che fa riflettere che comunque gli utenti che hanno un account social, su tutti Facebook e WhatsApp e Messenger, avrebbero comunque la necessità e la voglia di vivere la quotidianità calata nella realtà, ma il bisogno costante di aggiornare il loro stato nella social network, per far presente agli amici virtuali, o conoscenti di rete, quello che stanno vivendo ancora prima di viverlo, lo caricano nel social network filmati il tutto.

I dati non variano molto neanche per gli over 30 fino ai 60, che si sono adeguati benissimo alla nuova beat generation 2.0 infatti, se questa seconda parte della generazione non è cresciuta con gli smartphone, un’alta percentuale di loro si adatta benissimo, in molti di loro hanno trovato anche l’anima gemella in rete, perché secondo gli studiosi il problema non sta nella rete, nemmeno nei social network, che nascono comunque per far socializzare il prossimo, ma sta proprio nell’atto virtuale, ossia, il calarsi estremamente in questa realtà del tutto surreale.

Il social network di per sei proprio come la vita virtuale, non può far altro che generare effetti negativi se già nella vita quotidiana si vivono delle paure, inconsci che magari non sono state superate o che comunque si presentano nei soggetti, molto spesso la timidezza viene vinta comunque grazie al social network e quindi alla rete, la quale comunque nasconde fondamentalmente paure e timori, difetti e comportamenti scorretti degli utenti che si sentono protetti da una tastiera virtuale anche se di progetto c’è ben poco visto che i vari indirizzi IP dei dispositivi sono ben visibili a chi di dovere, ossia ai moderatori e sviluppatori.

Molto spesso la rete internet riesce a imbrigliare pescando persone fragili che comunque vivono la loro fragilità anche nella quotidianità, la rete, il social network non fanno altro che amplificare quindi il disagio eventuale, il cyberbullismo nelle assolutamente un esempio.

In effetti nell’età giovanile è molto facile che il gruppo, il branco, prenda di mira un soggetto apparentemente fragile, che fa diventare suo malgrado punto di forza del branco, ma tutto questo è esistito fin dalla notte dei tempi, il bullismo, il soggiogare il più debole purtroppo può far parte dell’indole umana diventa esponenzialmente infinito amplificando sì in rete, dove sembra tutto permesso, dove l’avete non riesce ovviamente a gestire l’incubo dei più deboli.

Lo smartphone al nostro malgrado è diventato una parte fondamentale del corpo, nella nostra quotidianità, a casa a scuola lavoro, a tavola fa parte del perfetto corredo tra piatti bicchieri e posate, perché non se ne può proprio fare a meno perché, se sentiamo squillare una notifica, dobbiamo aggiornare immediatamente il nostro social e comunque commentare, condividere fare upload su quello che ci interessa.

I social insomma farebbero sentire sempre più soli i propri utenti, invece di socializzare nella realtà, si socializza molto, troppo e non rete dimenticandosi troppo spesso che la quotidianità fa parte della realtà anche virtuale, che sarebbe meglio sposare sia la realtà virtuale che la realtà quotidiana che si vive, senza dimenticandosi gli aspetti che ti diamo, i paesaggi, la natura, ha preso il gli occhi verso dell’infinito chiamato vita, a prendere i nostri pupilli, ricordandoci che siamo stati creati proprio per vivere a 360° senza escludere nulla, perché la rete non è né uno sbaglio né un errore, il social network non è fonte di perversione e denutrizione personale, ma una componente della vita dell’uomo, basta soltanto farla diventare una parte integrante e non sovrastante dell’esistenza umana, fino a sobbarcare noi stessi.

In definitiva non v’è nessun tipo di dramma psicologico se non generato dalla nostra psiche, non c’è nessun pericolo in rete se non siamo noi stessi a generarlo, proprio come accade nella vita quotidiana reale di tutti i giorni, siamo noi i padroni del timone della nostra vita, e allora coraggio, non fermiamoci, continuiamo a vivere cercando di comprendere correttamente quale sia il valore più giusto della nostra esistenza, integrando correttamente coerentemente quello che la nostra vita ci mette di fronte, solo così saremo liberi di poter scegliere, di essere social vitali!

 

 


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