La Transumanza diventa accessibile, interculturale e interreligiosa – Un progetto di valorizzazione ed internazionalizzazione dei tratturi molisani

Presso la Sinagoga Beth Shalom a Roma ha avuto luogo la presentazione della “partnership” tra Geaco srl, società molisana di servizi, che crede nella valorizzazione del territorio, delle tradizioni culturali e nel turismo “lento” e rispettoso dell’ambiente, ed Itria (Itinerari Turistici Religiosi Interculturali Accessibili), che ha fatto dell’accessibilità a 360°, del dialogo interreligioso e dell’interculturalità la propria missione.

L’accordo triennale per l’internazionalizzazione e la valorizzazione della Transumanza in chiave accessibile, interreligiosa ed interculturale, è stato firmato da Dino Angelaccio, Presidente di ITRIA, e da Elviro Izz, Presidente di GEACO.

Sono intervenuti all’incontro moderato da Romina Gobbo (Giornalista di Avvenire e Famiglia Cristiana): Don Valerio Pennasso – Direttore dell’Ufficio Nazionale della CEI per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto; Rabbino Emerito Umberto Piperno; Dino Angelaccio – Presidente di Itria – ed Elviro Izzi e Vincenzo Di Stasio – Geaco srl.

I tratturi – dove, secondo i documenti, fin dal VI secolo a.C. veniva fatto transitare il bestiame per la migrazione stagionale – coprono, sostanzialmente, tutto il territorio del Molise, offrendo panorami unici. In questi tracciati, dove qualche pastore porta anche oggi le proprie greggi a pascolare, si possono ancora sentire gli echi del tempo che fu. «Una vera risorsa, anche in termini di valorizzazione delle piccole economie locali – afferma Elviro Izzi -. Lungo queste vie naturali, ci sono forni, caseifici, vigneti… Prodotti di nicchia che meritano di essere conosciuti e apprezzati. Sono un imprenditore, ho avuto fortuna, il mio impegno ora è nel creare qualcosa che possa avere delle ricadute sociali positive per il mio territorio».

I tratturi – che vanno dall’Abruzzo alla Puglia, attraversando appunto il Molise, ma che, grazie a bracci collaterali, raggiungono Lazio, Campania e Basilicata -, rimasti intatti nei millenni, saranno resi adeguati al fine di essere fruibili da chiunque, indipendentemente da caratteristiche fisiche, sensoriali, linguistiche, anagrafiche, culturali o religiose. Diventano, pertanto, fondamentali le competenze di Itria in tema di accessibilità e dialogo interculturale e interreligioso. «La novità sta nel fatto che per la prima volta i progetti relativi allo sviluppo e valorizzazione dei Tratturi assumeranno i nostri elementi distintivi», afferma Dino Angelaccio. «I tratturi sono cammini nella natura, nel mondo della pastorizia; hanno visto transitare esperienze, ricchezze, uomini e pecore, ma nello stesso tempo storie individuali e collettive.

Il recupero della dimensione di scambio, di passaggio, dal sud al nord, dall’est all’ovest, è la ricchezza del nostro tempo – sottolinea il Rabbino Emerito Umberto Piperno, del direttivo di Itria -, così come lo sono l’incontro, lo scambio di persone, i mercati. Ebbene i tratturi vanno studiati ed attivati come tracce verso il futuro, cioè luoghi nei quali persone, merci, ricchezze, conoscenze, si ritrovano in un cammino comune, individuale, ma anche in un cammino sociale e collettivo, verso un benessere diffuso».

«Ogni anno milioni di turisti si mettono in cammino, non soltanto per una vacanza, non soltanto per qualche momento di divertimento, ma anche per esprimere il desiderio di rispondere ad una sete, ad una fame di conoscenza, di cultura, o per la necessità di incontrare altre persone, altre consapevolezze, anche altri stili di vita. Le persone hanno necessità di ricercare il sacro, il senso della vita, di ricercare Dio, l’umanità: l’accessibilità per tutti è un’opportunità, può dare una risposta a questo uomo perché possa incontrare altri uomini, altre storie, altre culture, altre religioni; può aiutare ogni uomo a ricavare per sé uno stile di vita più umano.

In questo senso i tratturi rappresentano il viaggio ideale», conclude don Valerio Pennasso, Direttore Ufficio nazionale CEI per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto.

Ma il progetto è ben più ambizioso, perché contempla la realizzazione di una vera e propria rotta europea di questi sentieri. Da qui la richiesta all’Unesco che i tratturi vengano considerati Patrimonio dell’Umanità.

Una volta a regime, i tratturi – che si intersecano con altri cammini religiosi, storico-culturali, ciclovie – si potranno percorrere a piedi, a cavallo, in bicicletta e, per chi vorrà fare un tuffo nel passato, sarà possibile affiancarsi ad un pastore con tanto di gregge al seguito. Tutto rigorosamente accessibile anche per persone con disabilità. Saranno valorizzati gli allevamenti, i mestieri contadini e i prodotti locali. Non solo. Un vero dialogo interreligioso parte dalla riscoperta delle comunità che hanno abitato un determinato luogo.

Ecco allora che, nel territorio dell’Aquila e direttamente sul tratturo, è stato individuato come possibile hub di sviluppo interreligioso e interculturale, il borgo storico di Civitaretenga, comune di Navelli – una trentina di chilometri dall’Aquila -, che ospita un antico ghetto ebraico (affonda le radici tra il XII e il XV secolo), dichiarato di interesse culturale dalla Soprintendenza, e che sarà portato a nuova vita.

Geaco ha iniziato a lavorare ad un progetto di valorizzazione dei tratturi una decina di anni fa, con l’obiettivo di ricreare tracciati distinguibili sul territorio e far rinascere microeconomie locali: dall’agroalimentare locale al turismo. «Grazie al sodalizio con Itria – spiega Vincenzo di Stasio di Geaco – vogliamo rivedere questo concetto di tratturo in chiave moderna e con un respiro internazionale.

Le competenze del nostro partner ci consentono infatti di rendere totalmente accessibili queste “autostrade naturali”, nelle quali – ed ecco la chiave internazionale – si vanno ad intersecare tutti i cammini religiosi europei, dal Cammino di Santiago a quello di san Nicola, perché ovviamente i viandanti dell’epoca utilizzavano sentieri già esistenti. I tratturi hanno una larghezza di circa 8-900 metri, non ci possono essere infrastrutture, non possono essere coltivati, non ci sono alberi proprio perché da secoli sono vie di transito delle greggi.

Oggi sono considerati bene archeologico. La particolarità è che tutte le popolazioni che vivono lungo queste vie hanno dei tratti comuni: il modo di fare il formaggio piuttosto che il pane. Questo da Finisterre a Gerusalemme. Ma abbiamo anche trovato grossi punti di contatto in Albania, in Turchia, in Grecia. Da dove passavano anche i crociati diretti alla Terra Santa».

Il primo step sarà tracciare e digitalizzare questi tratturi partendo da un progetto-pilota che investirà le due regioni più interessate da queste vie: Molise e Abruzzo. Contemporaneamente, vi sarà anche la valorizzazione del territorio dal punto di vista micro-economico. «Con un’ambizione “glocal”, ovvero portare le eccellenze locali a livello globale», conclude Di Stasio.

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *