“Ricchi in canna…poveri sfondati” al Teatro delle Muse

Al Teatro delle Muse a Roma è in scena fino al 26 Novembre lo spettacolo in 2 tempi “RICCHI IN CANNA, POVERI SFONDATI” una divertente ed esilarante commedia scritta e diretta da Geppi Di Stasio, tratta da una farsa di Antonio Petito, drammaturgo napoletano,  che ha reso celebre la maschera di Pulcinella nel mondo con le sue “pulcinellate”.

La “piece”, portata in scena da Wanda Pirol, Rino Santoro e Geppi Di Stasio  narra le vicende di una famiglia napoletana povera ma ricca di dignità ed è ambientata negli anni ’30 quando i rapporti umani si basavano semplicemente su loro stessi.

La signora Concetta (Wanda Pirol) si guadagna da vivere facendo umili lavori a domicilio; il marito, Ciccillo (Rino Santoro), è un falegname con molte difficoltà nel lavoro e da tempo non ha più nessun cliente.

Sembrerebbe che l’unico modo per alimentare le speranze dei genitori di dare ai figli un futuro migliore del loro, sia quello di attendere una possibile vincita al lotto o qualche altro colpo di fortuna.

Ovviamente, essendo una commedia tipica del teatro di tradizione, c’è l’immancabile colpo di scena nella persona di un parente lontano che arriva all’improvviso e può arricchire la famiglia ed infatti come una manna dal cielo arriva la svolta tanto attesa.

Giacomino (Geppi Di Stasio), il fratello del capofamiglia, e’ di ritorno dall’America dopo 20 anni di assenza assieme alla sua “segretaria” Mary (Roberta Sanzò) creando cosi’ tante aspettative nei parenti bisognosi.

L’arrivo dello “zio d’America” non realizza al momento le aspettative dei parenti ed il messaggio morale subliminale che il regista vuol dare è quello dell’amore fraterno interessato o disinteressato, dilemma che si svelerà solo alla fine.

Ad imbrogliare la situazione entra in scena anche Angelina (Alida Tarallo), la sorella di Concetta, con il figlio Pasqualino (Luca Materazzo) scostumato e mangione ma sempre giustificato da tutti perché piccolo e rassomiglia un po’ a “Pierino la peste”..

A complicare il tutto ci si mette l’amore contrastato fra la figlia Giulietta (Susy Parlante) e Veniero (Giuseppe Vitolo) il figlio del barone Alighiero (Carlo Badolato) e la situazione in cui lei si vergogna di essere povera e lui che non sopporta il fatto di essere ricco.

La casa della famiglia di Ciccillo diventa quindi il luogo dove nessuno è contento di quello che ha e dove ognuno vorrebbe diventare un altro.

Tutto si complica in situazioni altalenanti e tragi-comiche finendo nell’inevitabile e scontato “lieto fine” consentendo al pubblico di rilassarsi serenamente, ma soprattutto di ridere di cuore.,

A contribuire a rendere abbastanza vivace e avvincente la trama è la presenza di altri personaggi: Camillo (Antonio Lubrano) l’esattore del barone è un uomo pauroso e perennemente in lutto per l’amata moglie Adalgisa; Carmela (Clara Morlino) e Luisa (Patrizia Bellucci), sono due simpaticissimesorelle, amiche di famiglia che curiosano spudoratamente e sono sempre informate di tutto ciò che succede; vi è anche Donna Carlotta (Manuela Atturo), moglie del Barone, ed infine Armando (Roberto Paone), una specie di “guappo di quartiere” e fidanzato di Luisa..

Si tratta insomma di una performance leggera che mira a trasmettere un messaggio positivo, quanto utopistico, per cui tutto e’ possibile e la nobiltà d’animo la vince su tutto.

Dal punto di vista narrativo il testo è scorrevole e non lascia spazi alla monotonia; i costumi sono all’altezza della situazione; gli attori sono tutti perfettamente compenetrati nella loro parte da sembrare “veri e genuini” ed amalgamati tra di loro.

L’unica pecca – a mio modesto parere –  è l’impianto scenico  costruito in un certo modo forse per problemi logistici, comunque è appropriato al tema e alla fin fine si potrebbe pensare ad uno spazio angusto e claustrofobico come potrebbe essere in definitiva la povertà, la miseria.

 

(Foto: MARCO DE GREGORI)


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