“Bandito dal mio insegnante di pianoforte – E da oggi non metto più piede in quella scuola” – Racconto in pillole

La Scuola Collegio – Quando l’arte è solo una vetrina 

Il racconto in pillole

Scuola Collegium Artis
Scuola di pianoforte

E’ successo a Maggio, di mattina, ore 10.43. C’era un caldo afoso, davvero insostenibile.
“Stamattina ho voglia di suonare” mi sono detto.
Suonavo il pianoforte, che al tempo era la mia più grande passione. Quella mattina mi sento ottimista, ispirato, tanto che decido perfino di accontentare il desiderio di un mio amico che da tempo mi aveva manifestato la sua volontà di frequentare un corso di musica.

Scuola Collegium Artis
Il cartello

“Ti porto a scuola da me. Sei pronto? Ti faccio una visita guidata tra gli spazi e le aule. Vedrai che sogno”.
Al tempo, come accennavo, suonavo, e la mia scuola di musica era come la mia seconda casa. Tanto che giunto sulla porta d’ingresso con “X” saluto la docente di inglese, chiedo il permesso di entrare, lei mi fa cenno di si, acconsentendo. Io mi fido lei si fida. Fino a qui tutto bene.
Sono con il mio amico, a cui sono molto affezionato ma è soprattutto a quel posto che io sono devoto, e lei.

Mi trovo a fare da cicerone lungo le aule e le stanze della scuola, lui mi segue, mi sento come virgilio con Dante; come un maestro col suo allievo, ignaro che dal paradiso presto mi sarei trovato all’inferno, tanto che dopo poco, mi faccio prendere dalla mano, ed inizio a suonare. Seduto di fronte al mio pianoforte.

Non avevo mai dovuto chiedere il permesso. Essendo un diritto, una passione. Ma soprattutto pagando. Mi ritrovo a suonare. Come al solito. Ed è lì che ad un certo punto la stessa docente di inglese che mi aveva accolto piomba come una furia in aula, interrompendo l’armonia, l’atmosfera di quel momento, per cacciarmi fuori a pedate. Ma non finisce qui.

Non solo sono stato cacciato vergognosamente dalla scuola, non basta l’aver fatto una pessima figura di fronte al mio amico, ma oltrettutto dopo due giorni ricevo una telefonata intimidatoria dal mio ex insegnante di piano che al suono delle parole: “Come ti sei permesso?! Tu a scuola non ci metti più piede! Ti denuncio per violazione di domicilio!”

(Ah quindi, caro maestro, io non pago per imparare un’arte, ma per darti domicilio? qualcosa non mi torna, penso tra me…). Ma non finisce qui: due giorni dopo, passando di fronte all’uscio della mia vecchia scuola di musica, mi accorgo di un cartello, affisso:

“INGRESSO RISERVATO SOLO AI SOCI”

E poi? Già immaginavo una mia foto con sotto la scritta Wanted, una taglia sopra la mia testa, o una mia immagine con sotto scritto “Io non posso entrare.”

E tutto questo perchè?

Per passione.

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La redazione


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